
Gianni Alemanno, ex ministro delle Politiche Agricole ed ex sindaco di Roma, due mesi fa è uscito dal carcere di Rebibbia dove si trovava dal dicembre del 2024. “Esco dal carcere da innocente. Ho fatto un anno e mezzo ingiustamente. Ho visto e conosciuto una realtà terribile, che è una vergogna per la Repubblica Italiana, dove perde la faccia. Non viene data la possibilità di rifarsi una vita”, aveva dichiarato dopo essere tornato in libertà. Irene Testa di Radio Radicale lo intervista insieme a Claudio Cugusi sulla vita carceraria e sui possibili rimedi alle condizioni disumane di chi vive oltre le sbarre.
L’intervista completa andrà in onda domani mattina su Radio Radicale, nel programma “Lo stato del diritto”
La liberazione anticipata speciale proposta da Roberto Giachetti e sposata anche dal presidente del Senato La Russa è l’unica strada per un intervento drastico e immediato. Il provvedimento sui detenuti tossicodipendenti, in teoria, potrebbe consentire l’uscita di diecimila persone, ma senza risorse per finanziare le comunità terapeutiche, se andrà bene ne usciranno 300 o 400. Numeri assolutamente insufficienti di fronte a un sovraffollamento che supera il 140 per cento. E’ un’emergenza democratica della nostra Repubblica.
Nel 2006 ero parlamentare e votai, in dissenso dal mio gruppo di Alleanza Nazionale, a favore dell’indulto. Quindi i provvedimenti di clemenza rientrano nel mio ordine di idee. Ma dobbiamo fare i conti con la realtà politica: per approvare un indulto o un’amnistia serve una maggioranza dei due terzi che oggi è totalmente inimmaginabile.
Certamente, ma bisogna essere realisti. Oggi rilanciare una campagna per l’amnistia o l’indulto significherebbe irrigidire ulteriormente il dibattito. La strada percorribile è la liberazione anticipata speciale. Bisogna premiare maggiormente la buona condotta e, con una misura che abbia anche una certa retroattività, si potrebbero far uscire circa diecimila detenuti, riportando le carceri verso una situazione di maggiore normalità.
Certamente. Bisogna rafforzare la magistratura di sorveglianza, depenalizzare molti reati e prevedere maggiormente pene alternative già da parte del giudice di merito. Se non si interviene strutturalmente, fra tre o quattro anni ci ritroveremo nella stessa situazione. Ma il primo passaggio resta la liberazione anticipata speciale. Parlare oggi di amnistia e indulto significa, paradossalmente, rendere ancora più difficile trovare una soluzione.
Sì, ne abbiamo parlato. In Futuro Nazionale c’è un atteggiamento simile a quello presente nel resto del centrodestra, quindi prevalentemente negativo. Ma ci sono anche parlamentari sensibili all’argomento e ne discuteremo in un convegno a settembre a Orvieto. Bisogna convincere tutti i partiti e, in particolare, quelli del centrodestra. Nel centrosinistra c’è maggiore disponibilità, mentre il Movimento 5 Stelle è totalmente contrario.
Il problema non riguarda soltanto Futuro Nazionale. È lo stesso in Fratelli d’Italia, nella Lega e, un po’ meno, in Forza Italia. In generale i partiti di destra sono contrari a questi provvedimenti perché li interpretano come un segnale di scarsa serietà dello Stato. Ma chi non ha conosciuto direttamente il carcere, perché ci è stato, perché ci è finito un familiare o un amico oppure perché fa l’avvocato penalista, difficilmente si rende conto della follia del sistema carcerario.
È una battaglia trasversale e sono pronto a farla con chiunque. L’ho detto a Vannacci e agli altri: su questo tema non esistono destra e sinistra. Quando c’è un’emergenza, è un’emergenza e basta e va affrontata seriamente.
Sono d’accordo, ma a sinistra vedo un altro problema: non viene percepito il “lato magistratura” della vicenda. Una parte rilevante del sovraffollamento nasce dal malfunzionamento della giustizia e dall’inadeguatezza di alcune parti della magistratura rispetto ai processi penali. Se non affrontiamo questo aspetto rischiamo di ridurre il discorso sulle carceri a un astratto buonismo.
Con questa giustizia in carcere può finire chiunque. Ho visto situazioni aberranti: persone con più di ottant’anni oppure gente finita in carcere per reati minimi. Questo è il messaggio che dobbiamo trasmettere. Il carcere è l’estrema conseguenza della crisi della giustizia penale.



Ultimi Articoli





