LA STORIA. “Il dolore è una malattia. Alleviarlo è il nostro dovere”

Maria Cristina Deidda, oncologa palliativista del San Giovanni di Dio: ogni anno segue 400 pazienti
Maria Cristina Deidda, oncologa e palliativista

Ogni anno segue circa 400 pazienti con oltre seimila accessi in Day Service. Altrettante storie di vita, accomunate dalla sofferenza ma anche dal diritto a essere curate con dignità. Maria Cristina Deidda, oncologa palliativista dell’ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari, parte da un concetto fondamentale: “Il dolore è una malattia. È un’esperienza che coinvolge sia la sfera sensoriale sia quella emotiva e può essere legata a un danno reale o potenziale”. Le cause del dolore possono essere molteplici. Quando non è più sufficiente il trattamento del medico di medicina generale con i comuni farmaci analgesici, come il paracetamolo o fans, entrano in campo la terapia del dolore e le cure palliative. “Alleviare il dolore è un diritto sancito dalla legge 38 del 2010”, sottolinea Deidda. “Prima ancora che un obbligo normativo, rappresenta un dovere etico e morale. Controllare il dolore significa migliorare concretamente la qualità della vita delle persone”.

La terapia del dolore e le cure palliative

La terapia del dolore e le cure palliative, però, non sono la stessa cosa. “I centri di terapia del dolore si occupano esclusivamente del dolore fisico”, spiega la specialista. “Le cure palliative, invece, gestiscono i tanti sintomi correlati alla malattia e alle sue cure e affrontano il cosiddetto “dolore totale”, un concetto elaborato dalla fondatrice delle cure palliative moderne, Cicely Saunders, che comprende non solo la sofferenza fisica, ma anche gli aspetti psicologici, sociali e spirituali della persona”. Contrariamente a quanto si pensa, i malati oncologici rappresentano solo una parte dei pazienti seguiti. “Costituiscono circa il 40% del totale”, precisa Deidda. “Assistiamo anche persone affette da Sla, Alzheimer, demenze, patologie cardiache, respiratorie e altre malattie degenerative”. Per questo motivo l’assistenza non si limita agli aspetti sanitari, ma coinvolge anche psicologi, assistenti sociali e spirituali e altre figure professionali specializzate, con una formazione specifica anche per i medici palliativisti. Di fronte a una domanda in costante crescita, l’obiettivo è rafforzare la rete di assistenza. Accanto ai centri già operativi, come quello di terapia del dolore dell’ospedale Businco e quello di cure palliative del San Giovanni di Dio, si punta a sviluppare ulteriormente la rete e l’assistenza specialistica sul territorio, permettendo ai pazienti di ricevere cure anche nella propria abitazione. “Si tratta di un servizio diverso dall’assistenza domiciliare integrata”, chiarisce Deidda. “È un’assistenza specialistica di terzo livello, dedicata ai pazienti con bisogni complessi”. (a.s.)

Le cure precoci

Un altro fronte su cui si stanno concentrando gli sforzi è quello delle cure palliative precoci. “L’intervento deve iniziare già nelle prime fasi della malattia, in parallelo ai trattamenti come chemioterapia o radioterapia”, spiega l’oncologa. “I risultati dimostrano che questa presa in carico tempestiva migliora la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie e ne prolunga la durata”. Un modello organizzativo che produce benefici anche per il sistema sanitario. “Seguire i pazienti attraverso le cure palliative significa ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e i ricoveri evitabili”, conclude l’oncologa palliativista. “È un modo per garantire un’assistenza più appropriata, più umana e più vicina alle persone”.

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