LA STORIA. Rompere il soffitto di cristallo con una pallonata

Il Cagliari femminile tra serie A e empowerment
Le giocatrici del Cagliari

“Mia figlia si è messa in testa che vuole giocare a calcio”, dice un genitore al telefono, con il tono di chi non riesce a spiegarsi il motivo di una scelta inaspettata o, forse, fuori programma. A rispondere è Corrado Melis, fondatore della Società Sportiva Mediterranea: nata come gruppo di amici, cresciuta come scuola calcio e diventata nel tempo un punto di riferimento per il settore giovanile. Da dieci anni la Mediterranea ha anche una squadra femminile, promossa due anni fa nella massima serie. Da qui è nata una partnership con il Cagliari Calcio, che arrivava fino alla categoria Under 17 e poteva integrarsi perfettamente con la Mediterranea, già dotata di prima squadra e Under 19. Così, grazie all’accordo con il presidente Tommaso Giulini, oggi le ragazze scendono in campo con la maglia e il simbolo del Cagliari. L’accordo – tiene a precisare Melis – non si fonda soltanto su una combinazione tra squadre, ma su una vera identità di vedute e di valori: lo sport come strumento potente di formazione, crescita ed empowerment femminile. A questo si aggiunge un secondo aspetto fondamentale: nei Paesi calcisticamente più evoluti è noto come il calcio a 5 rappresenti una base eccellente per il calcio a 11. Partire dal settore femminile può essere una risorsa anche per quello maschile. Del resto, campioni come Xavi, Iniesta e Messi hanno mosso i primi passi proprio nel futsal. Tornando alla telefonata, Melis – che già trent’anni fa convinceva le compagnie del liceo “Dettori” a sfidarsi nei campi dell’Ossigeno di Cagliari – racconta: “È cambiato molto in termini di mentalità, ma tanto può ancora cambiare.

Oggi è più comunemente accettato che il calcio sia anche uno sport femminile, ma molti genitori si mostrano ancora incuriositi, spesso con un tono quasi depresso, come se la figlia dovesse andare in guerra, e chiedono rassicurazioni.” È proprio per questo che, secondo Melis, il calcio può diventare uno strumento di liberazione dagli stereotipi: “Andiamo nelle scuole e spieghiamo che se si accetta l’idea che una donna non possa giocare a calcio, allora qualcuno potrebbe anche pensare di dirle che non può uscire la sera o che non può diventare amministratore delegato di una società. Fortunatamente i tempi sono cambiati e oggi abbiamo anche una donna a capo del Consiglio dei Ministri. Noi, nel nostro piccolo, facciamo la nostra parte con l’educazione fisica nelle scuole, dove molte ragazze scoprono che giocare a pallone è divertente.” Ma non solo. Con l’associazione “Donna ceteris”, la Mediterranea affronta anche temi più profondi, lanciando un messaggio chiaro: lo sport può fare molto non solo per la questione femminile, ma più in generale per la formazione dei giovani. Le giocatrici, in questo senso, sono un esempio concreto. “Ci sono ragazze fortissime che si allenano tantissimo – come Alice Virdis, capitano della squadra e convocata in Nazionale – e che vanno benissimo a scuola. Imparano il time management, eliminano sprechi di tempo, non passano ore sul telefonino e riescono a conciliare sport e studio con ottimi risultati.” E anche sul campo l’impegno porta frutti: «Stiamo lottando per la Final Eight di Coppa Italia e lo scorso anno, partite con l’obiettivo della salvezza, siamo arrivate ai playoff scudetto.” Insomma, mamma e papà possono stare sereni. E magari iniziare a sognare una figlia campionessa, nel calcio come nella vita. (as)

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