Lele Paolino, il ritorno del Cagliari in A e una squadra “Insuperabile”

L’attaccante della storica promozione racconta il suo calcio e quello di oggi
Lele Paolino

“Con Paolino e Provitali torneremo in Serie A”, “Paolino gonfia la rete” canta la curva Nord dello stadio Sant’Elia. E’ il 1990 quando il Cagliari riconquista la massima serie, centrando la seconda promozione consecutiva. Al volante della “Ferrari” rossoblù c’è sir Claudio Ranieri. In attacco c’è un giovane, arrivato dall’Inter: Raffaele “Lele” Paolino. Ora vive in Lombardia, nel tempo libero racconta gli aneddoti di quegli anni straordinari sui Tiktok, ha una società che offre lezioni private ai giovani appassionati di calcio ma il suo orgogllio è “Insuperabile”: allena una squadra di giocatori diversamente abili, costruita insieme a Giorgio Chiellini e sostenuta dalla Federazione. “La voglia di giocare di quei ragazzi è un esempio per tutti”, racconta. Soprattutto per un calcio che somiglia poco a quello degli anni ‘90 perché “sembra calcetto, meno spontaneo, tra VAR, mezzi rigori, ammonizioni ddiscutibli. Stanno ammazzando uno sport che era bellissimo. Lo dimostrano i risultati con la nazionale e in champions con le squadre eliminate ai playoff. Se non ci saranno dei cambiamenti, i calciatori continueranno a preferire i campionati esteri. Per Paolino la speranza sono allenatori come Fabregas, Pisacane e Chivu, che giocano a viso aperto. E calciatori come Palestra: perchè ha tecnica, velocità, ha tutto in regola per diventare un campione. “Pisacane spero che rimanga perchè sta lavorando bene. Quest’anno hanno lavorato bene con i giovani e c’è una base che con tre innesti per compensare le inevitabili partenze si può fare un discorso di prospettiva senza mandare via nessuno. Perchè non fare come Bologna, Udinese?” Il rilancio del movimento calcistico deve partire dai giovani: “In Germania anche nei centri di terza categoria vengono messi degli ex giocatori che mostrano come si stoppa la palla. Qui pochi finanziamenti per i centri sportivi.”

I goal, Ranieri e il ritiro al “Mediterraneo”

Il ricordo più bello? “Non è uno solo ce ne sono parecchi. Quello che ti rimane dentro vittoria campionato a Pisa, non potevano uscire dall’aeroporto per la gente, le strade di Cagliari. Essere partiti come una meteora con l’obiettivo di salvarci. Le prime domeniche lo stadio non era pieno, C’erano 8-9 mila spettatori Perchè erano andati via Piovani e Coppola e sono arrivati Rocco, Greco oltrer il sottoscritto. C’era un po’ di diffidenza poi lo stadio si riempiva. Lo diceva sempre Ranieri: se riempiano lo stadio andiamo bene. E il goal più bello? il primo con il Brescia, il primo da professionista. Stop di petto e tiro al volo sotto la curva.”
Presto on line pubblicherà un aneddoto inedito: “Ranieri chiamò Cappioli, Provitali, me e Rocco, Greco, Pisicchio per spedirci due settimane in ritiro al Mediterraneo per non farci uscire. Non per punirci perchè non avevamo fatto niente di male ma per tenerci lontani dalle distrazioni. Levò anche camera da letto e televisione”. Il resto lo racconterà nel prossimo video. “Ranieri per me è stato un tassello importante anche se mi cambiò il ruolo come punta aggiunta. Aiutavo Provitali e il centrocampo. Persona eccezionale, lo sento ancora adesso, mi ha ospitato per Inter-Roma e Cagliari-Inter. Meritava di vincere molto di più. Troppo signore.”

Il futuro? A Cagliari

Nel 2017 Paolino è sceso nuovamente in cmapo per la partita di chiusura dello stadio Sant’Elia: “Una serata di emozioni e di tristezza perchè lo stadio verrà abbattuto. Quello era il simbolo.” Al di là della nostalgia ritiene che il nuovo stadio possa consentire alla società di poter raggiungere obiettivi più ambiziosi, come avviene all’estero.” Nei progetti futuri di Paolino c’è sempre Cagliari: “Ho amici da quarant’anni, ci sentiamo e sono sempre molto ospitali. Tornerò in Sardegna per trascorrere la vecchiaia nell’isola.” (Alessandro Serra)

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