Lettera al Governo: “In Barbagia non possiamo più vivere e morire con dignità”

Dopo la morte di Nanni Mereu, i cittadini della Barbagia scrivono al governo e alla Regione
Un momento della fiaccolata ad Aritzo

“Non possiamo vivere, ammalarci e – ironia della sorte – neanche morire con dignità.” È la frase con cui il gruppo civico Allerta in Barbagia apre la lettera inviata il 14 ottobre 2025 al ministro della Salute Orazio Schillaci, alla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e all’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi.
Un atto di denuncia che chiede un intervento immediato contro “una situazione non più tollerabile” nei paesi del Mandrolisai.

Nel documento, firmato a Gadoni, si elencano le criticità della rete sanitaria locale: ospedale di Sorgono privo di specialisti, guardie mediche spesso scoperte ad Aritzo, Gadoni e Belvì, ambulanze del 118 senza medico a bordo e elisoccorso fermo nelle ore notturne o con maltempo. “Per morire serve un medico che certifichi il decesso – scrivono – e quando non c’è, il defunto rischia di fare un tour postumo tra paesi e distretti in cerca di un timbro liberatorio”.

Morire in Barbagia

La lettera arriva pochi giorni dopo la morte di Nanni Mereu, 46 anni, colto da infarto davanti alla guardia medica chiusa di Aritzo. Un episodio che ha scosso la comunità e generato la fiaccolata silenziosa svoltasi nel paese, diventata simbolo di un disagio collettivo. “Non era solo una fiaccolata – si legge nel testo – era un grido acceso da chi non si rassegna”.

Allerta in Barbagia accusa la politica regionale di assenza e indifferenza: “Abbiamo cercato più volte un confronto diretto con la presidente e l’assessore alla Sanità, ma ogni tentativo è caduto nel vuoto”. La richiesta è di un intervento immediato e duraturo, con priorità alla firma del decreto per la quarta base dell’elisoccorso a Sorgono, promessa ma mai realizzata.

“La Barbagia non è invisibile – conclude la lettera – e non resterà in silenzio”.

prova
cropped-favicon-sn24.png
Condividi

Articoli correlati