Lettera al Governo: “In Barbagia non possiamo più vivere e morire con dignità”

Dopo la morte di Nanni Mereu, i cittadini della Barbagia scrivono al governo e alla Regione
Un momento della fiaccolata ad Aritzo

“Non possiamo vivere, ammalarci e – ironia della sorte – neanche morire con dignità.” È la frase con cui il gruppo civico Allerta in Barbagia apre la lettera inviata il 14 ottobre 2025 al ministro della Salute Orazio Schillaci, alla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e all’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi.
Un atto di denuncia che chiede un intervento immediato contro “una situazione non più tollerabile” nei paesi del Mandrolisai.

Nel documento, firmato a Gadoni, si elencano le criticità della rete sanitaria locale: ospedale di Sorgono privo di specialisti, guardie mediche spesso scoperte ad Aritzo, Gadoni e Belvì, ambulanze del 118 senza medico a bordo e elisoccorso fermo nelle ore notturne o con maltempo. “Per morire serve un medico che certifichi il decesso – scrivono – e quando non c’è, il defunto rischia di fare un tour postumo tra paesi e distretti in cerca di un timbro liberatorio”.

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