Medici di base in quiescenza, la Corte Costituzionale: proroga legittima

Necessaria per coprire carenze nell’assistenza primaria
Il palazzo della Consulta

La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità sollevata dal Governo contro la legge della Regione Sardegna che proroga l’utilizzo dei medici di medicina generale in quiescenza per garantire l’assistenza primaria nelle aree più difficili dell’isola. Lo rende noto l’Ufficio comunicazione e stampa della Consulta attraverso un comunicato diffuso oggi. La norma impugnata – articolo 1, comma 1, della legge regionale n. 2 del 2025 – estende «sino all’espletamento delle nuove procedure di assegnazione delle sedi di assistenza primaria e continuità assistenziale e comunque entro e non oltre il 30 giugno 2025» la precedente disciplina che consentiva alle ASL di stipulare contratti, anche libero-professionali, con medici di base già in pensione. L’obiettivo: assicurare la copertura dei servizi di cure primarie e di continuità assistenziale nei territori sardi maggiormente colpiti dalla carenza di personale.

Nessuna violazione

La Corte aveva già affrontato il tema nei mesi scorsi, respingendo un primo ricorso del Governo contro la norma originaria, con la sentenza n. 84 del 2025. Oggi, nella nuova decisione, i giudici costituzionali confermano quella linea interpretativa: la proroga rappresenta una risposta a una «contingente situazione di scopertura dell’assistenza primaria» e rientra pienamente nella competenza regionale in materia di tutela della salute, con particolare riferimento all’organizzazione dell’assistenza territoriale. Nessuna violazione dunque – secondo la Corte – dell’ordinamento civile, che rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato: il provvedimento viene interpretato come un atto necessario e temporaneo per fronteggiare un’emergenza sanitaria che in Sardegna si trascina da anni, soprattutto nelle zone interne e periferiche.
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