Nuovo anno scolastico, l’assessora Portas: «Abbiamo detto no agli accorpamenti e sì all’edilizia moderna»
Cosa sta funzionando meglio rispetto al passato, e in cosa invece non si è riusciti a dare una svolta
Come accennavo prima, abbiamo investito ingenti risorse (…..aspettiamo matteo frate per la cifra!) nel piano di edilizia scolastica che coinvolge gli istituti di tutta l’isola. Un’altra azione concreta è stata quella di coinvolgere studentesse e studenti nelle politiche giovanili. Il nostro maggiore auspicio è che gli interventi di contrasto alla dispersione scolastica possano essere finalmente efficaci. È difficile dare una svolta invece per ciò che concerne il contingente del personale scolastico, questo perché quello che è stato attribuito alla Sardegna dal Ministero resta molto basso.
A che punto siamo con la lotta alla dispersione scolastica?
La Regione Sardegna porta avanti da anni una battaglia contro il fenomeno della dispersione scolastica. Diverse linee di intervento sono state poste in essere, con un richiamo costante e coerente alla massima inclusione di tutte e tutti. Abbiamo cercato di abbattere qualsiasi distanza e barriera, dare supporto e sostegno fisico e psicologico, agli studenti e alle famiglie.
Da decenni c’è questa pressione costante di dover tagliare presidi e presìdi in ragione della spending review. Ma l’educazione pubblica è garantita dalla Costituzione e dal buon senso, è un servizio indispensabile e si è visto che chiudere scuole o accorparle, in Sardegna, è un giochetto che poi porta a situazioni drammatiche. Le scuole chiudono, aumentano i disagi, aumenta la dispersione, e se lo Stato abbandona un paese, gli abitanti agiscono di conseguenza e quel paese rischia di morire a causa dello spopolamento. È d’accordo o no?
La formazione così come sancito in Costituzione è un diritto e la Regione si sta impegnando perché sia un diritto garantito nel migliore dei modi, seppure – lo ribadisco – i parametri imposti dallo Stato non sono sempre in linea con le nostre esigenze.
Lei quest’anno si è impuntata nei confronti del Ministero dell’Istruzione e ha ottenuto un buon risultato proprio sul fronte degli accorpamenti. Come sono i rapporti con il ministro attualmente, e cosa ne pensa del suo operato?
Tra la Regione e il Ministero il confronto è sempre aperto. E in Conferenza Stato Regioni la Sardegna ha manifestato tutte le sue perplessità rispetto alle direttive impartite sul Dimensionamento. Insieme ad altre regioni abbiamo chiesto di tenere conto del numero effettivo degli alunni e non del dato previsionale in maniera tale da garantire così la permanenza di presidi e presìdi in numero congruo alle esigenze regionali.
Qual è secondo lei il grado di istruzione che sta soffrendo maggiormente in Sardegna in questo momento? Elementari, medie o superiori?
Esistono problematiche diverse. I primi anni della scuola risentono come le dicevo della bassa natalità, per quanto concerne le superiori siamo legati alla dispersione scolastica, mentre nel passaggio da quelle che noi chiamiamo scuole medie, si risente di carenze formative che non consentono un giusto approccio al passaggio di livello di istruzione successivo.