Nuovo anno scolastico, l’assessora Portas: «Abbiamo detto no agli accorpamenti e sì all’edilizia moderna»

Ilaria Portas

In Sardegna la scuola apre i battenti in un clima che non consente distrazioni. Le classi si svuotano per effetto della denatalità, la dispersione scolastica continua a mordere più che altrove, e troppe aule raccontano ancora di un’edilizia in ritardo di decenni. L’assessora regionale all’Istruzione, Ilaria Portas, non si nasconde: «È una battaglia quotidiana, ma stiamo mettendo in campo tutte le risorse disponibili». Portas rivendica il piano di edilizia scolastica che sta cambiando il volto di molti istituti, il confronto serrato con il Ministero sugli accorpamenti, l’impegno costante contro l’abbandono. «La formazione è un diritto sancito dalla Costituzione», sottolinea, «e il nostro dovere è garantirlo, anche quando i parametri nazionali non tengono conto delle esigenze dell’isola».

Assessora, sta per iniziare il nuovo anno scolastico: qual è il suo augurio per gli studenti, il personale e tutto il mondo della scuola sarda?

Il migliore augurio che posso fare alle studentesse e agli studenti sardi è che il corso di studi che decideranno di intraprendere sia in linea con le loro aspettative e che porti loro la migliore formazione possibile, per la realizzazione del loro prossimo futuro lavorativo. Al personale scolastico non posso che augurare la cosa più semplice ma anche più importante: che sia un anno ricco di soddisfazioni, in linea con l’importante ruolo che rivestono.

Quali difficoltà pensate di dover affrontare?

A causa della denatalità ci troviamo ad avere un numero sempre più limitato di alunne e di alunni che si iscrivono per la prima volta a scuola. Per quanto riguarda i corsi di studio più avanzati e l’università abbiamo invece da affrontare il problema della dispersione scolastica, che stiamo “aggredendo” da tempo e su diversi piani. Ancora, c’è il tema dell’edilizia scolastica: molti edifici non erano certamente né confortevoli, né sicuri e tanto meno al passo con i tempi. La Regione Sardegna ha investito ingenti somme di denaro nel piano di edilizia scolastica che ora inizia a darci grandi soddisfazioni, ma soprattutto a dare risposte al mondo della scuola.

Cosa sta funzionando meglio rispetto al passato, e in cosa invece non si è riusciti a dare una svolta

Come accennavo prima, abbiamo investito ingenti risorse (…..aspettiamo matteo frate per la cifra!) nel piano di edilizia scolastica che coinvolge gli istituti di tutta l’isola. Un’altra azione concreta è stata quella di coinvolgere studentesse e studenti nelle politiche giovanili. Il nostro maggiore auspicio è che gli interventi di contrasto alla dispersione scolastica possano essere finalmente efficaci. È difficile dare una svolta invece per ciò che concerne il contingente del personale scolastico, questo perché quello che è stato attribuito alla Sardegna dal Ministero resta molto basso.

A che punto siamo con la lotta alla dispersione scolastica?

La Regione Sardegna porta avanti da anni una battaglia contro il fenomeno della dispersione scolastica. Diverse linee di intervento sono state poste in essere, con un richiamo costante e coerente alla massima inclusione di tutte e tutti. Abbiamo cercato di abbattere qualsiasi distanza e barriera, dare supporto e sostegno fisico e psicologico, agli studenti e alle famiglie.

Da decenni c’è questa pressione costante di dover tagliare presidi e presìdi in ragione della spending review. Ma l’educazione pubblica è garantita dalla Costituzione e dal buon senso, è un servizio indispensabile e si è visto che chiudere scuole o accorparle, in Sardegna, è un giochetto che poi porta a situazioni drammatiche. Le scuole chiudono, aumentano i disagi, aumenta la dispersione, e se lo Stato abbandona un paese, gli abitanti agiscono di conseguenza e quel paese rischia di morire a causa dello spopolamento. È d’accordo o no?

La formazione così come sancito in Costituzione è un diritto e la Regione si sta impegnando perché sia un diritto garantito nel migliore dei modi, seppure – lo ribadisco – i parametri imposti dallo Stato non sono sempre in linea con le nostre esigenze.

Lei quest’anno si è impuntata nei confronti del Ministero dell’Istruzione e ha ottenuto un buon risultato proprio sul fronte degli accorpamenti. Come sono i rapporti con il ministro attualmente, e cosa ne pensa del suo operato?

Tra la Regione e il Ministero il confronto è sempre aperto. E in Conferenza Stato Regioni la Sardegna ha manifestato tutte le sue perplessità rispetto alle direttive impartite sul Dimensionamento. Insieme ad altre regioni abbiamo chiesto di tenere conto del numero effettivo degli alunni e non del dato previsionale in maniera tale da garantire così la permanenza di presidi e presìdi in numero congruo alle esigenze regionali.

Qual è secondo lei il grado di istruzione che sta soffrendo maggiormente in Sardegna in questo momento? Elementari, medie o superiori?

Esistono problematiche diverse. I primi anni della scuola risentono come le dicevo della bassa natalità, per quanto concerne le superiori siamo legati alla dispersione scolastica, mentre nel passaggio da quelle che noi chiamiamo scuole medie, si risente di carenze formative che non consentono un giusto approccio al passaggio di livello di istruzione successivo.

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