Pongiluppi (FASI): i sardi oltre mare possono fare molto per l’Isola

“Ecco la nostra visione per università, ricerca e comunicazione”
Francesco Pongiluppi

Un nuovo corso per la FASI, la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, che punta a rafforzare il legame tra i sardi oltre mare e la loro Isola attraverso cultura, ricerca, cinema e una comunicazione moderna. A delinearlo è Francesco Pongiluppi, eletto nei giorni scorsi vicepresidente nazionale, dopo anni di impegno nei circoli “Gramsci” di Torino e “Ichnusa” di Cuneo. Domenica ha preso parte alla prima riunione del direttivo, tenutasi a Piacenza, e ha subito chiarito la sua visione. Alla domanda tradizionale – “Cosa può fare la Sardegna per voi?” – Pongiluppi preferisce rovesciare la prospettiva: “Meglio chiedersi cosa possiamo fare noi per la Sardegna. Possiamo fare molto, sul piano economico e culturale. Noi emigrati, e le seconde e terze generazioni, abbiamo un ruolo naturale di ambasciatori dell’Isola.” Storico della pedagogia, originario della città di Cagliari, studioso di memoria dell’emigrazione e di educazione degli adulti, Pongiluppi porta in FASI competenze che la federazione ha scelto di valorizzare affidandogli le deleghe alla comunicazione, all’università e alla ricerca.

Una nuova comunicazione

Il vicepresidente annuncia un cambio di passo: “Non solo raccogliere eventi sui social, ma raccontare l’universo dell’emigrazione sarda, le sue evoluzioni, il contributo di studenti, ricercatori, lavoratori e famiglie che vivono fuori dall’Isola.” A breve nasceranno un nuovo sito e un giornale FASI, pensato anche come palestra per giovani universitari e professionisti che vogliano cimentarsi nel racconto dell’economia, della cultura e della ricerca dei sardi nel mondo.

Ricerca e memoria

Sul fronte della ricerca, Pongiluppi punta a proseguire il percorso avviato con il corso promosso da Bastianino Mossa sulla lingua sarda. “Vogliamo inoltre valorizzare, con le nuove tecnologie, l’Archivio delle migrazioni sarde, che raccoglie mezzo secolo di testimonianze: storie locali, lotte politiche e sindacali, impegno sociale dei nostri emigrati.” Sono già in corso contatti con gli atenei di Torino, Bologna e Genova, città con una forte presenza di circoli FASI.

Il cinema come strumento identitario

Tra i progetti più attesi c’è anche un percorso dedicato al cinema sardo, partendo dal centenario del conferimento del Nobel a Grazia Deledda e dai film che le sono stati dedicati: “Vogliamo contribuire alla crescita del cinema dell’Isola e promuoverlo tra le comunità di sardi nel mondo.”

Mobilità e diritto alla salute

Pongiluppi riconosce che qualcosa può e deve essere fatto anche dalla Sardegna: “Serve attenzione per la mobilità degli emigrati e soprattutto per il diritto alla salute: molti hanno familiari che devono curarsi nella penisola e affrontano difficoltà non indifferenti.” Infine, un richiamo chiaro: “La FASI deve essere rispettata nella sua autonomia, senza cliché né protagonismi. Il nostro valore nasce dalla forza delle comunità e dalla loro capacità di rappresentare con serietà i sardi oltre mare.” Una visione ampia, che guarda al futuro mettendo al centro ciò che l’emigrazione sarda ha sempre rappresentato: un ponte vivo e dinamico tra l’Isola e il resto del mondo.

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