
L’istituto superiore di sanità mette in campo le sentinelle di comunità per prevenire i suicidi: una rete di persone preparate a riconoscere tempestivamente i segnali di rischio, offrire un primo sostegno e indirizzare chi vive una situazione di vulnerabilità verso i servizi specializzati. L’iniziativa, parte di un progetto europeo, si rivolge inizialmente a figure che, per il proprio ruolo professionale o sociale, possono entrare frequentemente in contatto con persone fragili, come i medici di medicina generale e gli operatori dei telefoni di aiuto. Queste figure potranno diventare vere e proprie “sentinelle di comunità”, capaci di intercettare precocemente le situazioni più delicate. Il progetto rientra nella Joint Action europea Prism, dedicata alla tutela della salute mentale dei gruppi vulnerabili attraverso un approccio orientato alla prevenzione e basato sui diritti. In questo contesto, l’Iss sta adattando alla realtà italiana “Bizi”, un programma sviluppato in origine dal Servizio sanitario basco. Il percorso consiste in un corso online interattivo, gratuito e utilizzabile in autonomia, della durata complessiva di circa 90 minuti. La formazione punta a sviluppare tre competenze fondamentali: individuare i possibili segnali di rischio, fornire un primo aiuto e favorire il contatto con i servizi di assistenza e cura. “Stiamo lavorando all’adattamento di Bizi al contesto italiano con l’obiettivo di rafforzare le competenze di chi può intercettare precocemente persone in condizioni di vulnerabilità e facilitarne l’orientamento verso i servizi appropriati”, spiega Eloise Longo, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto superiore di sanità. La prima sperimentazione coinvolgerà gli operatori dei telefoni verdi istituzionali e i medici di famiglia. I risultati saranno successivamente valutati per stabilire una possibile estensione del programma su scala più ampia, con l’obiettivo di costruire una rete nazionale dedicata alla prevenzione del suicidio.


