
Il 19 luglio è l’anniversario della strage di via D’Amelio. Nel 1992 un’autobomba uccise il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Erano trascorsi appena cinquantasette giorni dopo l’assassinio di Giovanni Falcone a Capaci. Ma tra i tanti ricordi che legano i due magistrati ce n’è uno che porta in Sardegna, sull’isola dell’Asinara, dove nell’estate del 1985 furono costretti a rifugiarsi per continuare a lavorare al maxiprocesso contro Cosa Nostra. A Cala d’Oliva, davanti alla casetta rossa affacciata sul mare, una targa ricorda ancora oggi quel periodo. A colpire è soprattutto una frase di Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Poche parole che riportano a uno dei momenti più delicati della lotta alla mafia. Nell’estate del 1985, dopo la notizia di un imminente attentato contro entrambi, Falcone e Borsellino vennero trasferiti in gran segreto all’Asinara a bordo di un elicottero. Lontani da Palermo, ma non dal loro lavoro, trascorsero circa un mese nella foresteria dell’isola preparando parte dell’ordinanza-sentenza del maxiprocesso, il procedimento destinato a segnare una svolta nella lotta alla criminalità organizzata. Le giornate scorrevano tra fascicoli e atti giudiziari. Solo ogni tanto i due magistrati si concedevano un bagno nelle acque cristalline dell’Asinara, uno dei rarissimi momenti di normalità in una vita scandita dalle minacce di morte. A poche centinaia di metri dalla foresteria sorgeva il carcere di massima sicurezza di Fornelli, che anni dopo avrebbe ospitato anche Totò Riina.
Quel soggiorno, imposto da ragioni di sicurezza e vissuto senza alcuna concessione al riposo, riservò ai due magistrati anche un episodio che col tempo è diventato il simbolo di uno Stato spesso incapace di sostenere fino in fondo i suoi servitori migliori. Al termine della permanenza, infatti, Falcone e Borsellino dovettero pagare vitto e alloggio come normali ospiti della foresteria. Fu lo stesso Paolo Borsellino a ricordarlo anni dopo con la consueta sobrietà: “Pagammo, noi e i familiari, diecimila lire al giorno per la foresteria, più i pasti. Avremmo dovuto chiedere il rimborso. Non lo facemmo, avevamo cose più importanti da fare”. Oggi Cala d’Oliva è una delle mete più suggestive del Parco nazionale dell’Asinara. I turisti passeggiano tra le vecchie case del borgo, si fermano davanti alla villetta rossa e leggono quella targa. È un invito a interrompere, anche solo per un istante, la vacanza per ricordare due uomini che, proprio in quel luogo di straordinaria bellezza, scrissero una delle pagine più importanti della storia della giustizia italiana, pagando con il sacrificio della loro stessa vita.


