Referendum, Setzu: “La riforma è l’alba del totalitarismo”

Il penalista del foro di Cagliari a sostegno del “No”
L’avvocato Pierandrea Setzu

Si schiera per il “No” alla riforma e rifiuta la politicizzazione del confronto l’avvocato penalista Pierandrea Setzu, perché la materia è delicatissima e riguarda la nostra Costituzione. “Ci si propone di modificarla profondamente senza il minimo dibattito parlamentare, con una riforma calata dall’alto, priva di discussione e dialogo, imposta brutalmente”, incalza. Per il legale cagliaritano sono gli stessi sostenitori del “Sì” a confermare che la magistratura finirebbe sotto il controllo della politica. A sostegno di questa tesi cita proprio il ministro Nordio, che avrebbe chiesto all’onorevole Schlein perché si opponesse alla riforma, sostenendo che sarebbe convenuta anche a lei qualora avesse vinto le elezioni.

“CSM smembrato”

Setzu respinge l’idea di un “CSM smembrato in due, uno per i pubblici ministeri e uno per i giudici”, con il 70% circa dei componenti selezionato tramite sorteggio “a casaccio fra i magistrati di tutta Italia”. Intravede il rischio di un Consiglio composto da membri inesperti, privi di capacità organizzativa e di adeguata preparazione, sconosciuti tra loro e non sempre idonei al ruolo. “In sostanza, un gruppo pulviscolare privo della necessaria competenza.” Duro anche il giudizio sul restante 30%, individuato attraverso un listino bloccato redatto dal Parlamento e composto da personalità di spicco del mondo giuridico, la cosiddetta componente laica: “Il testo non chiarisce in alcun modo la provenienza di questo 30%”

“Riforme necessarie ma questa è un disastro”

L’avvocato non nega la necessità di riformare la giustizia: “Ma questa è un disastro. La politica ha progressivamente indebolito il sistema nel corso degli anni, creando un apparato macchinoso, privo di risorse materiali e umane, ormai obsoleto. Si vuole una giustizia forte con i deboli e debole con i forti.” Setzu denuncia anche l’abolizione di reati dei colletti bianchi, le limitazioni alle intercettazioni e la riduzione delle prerogative della Corte dei conti, oltre alla grave carenza di personale e al fallimento dei processi di informatizzazione.

Infine, sottolinea quello che definisce un paradosso: una riforma sbilanciata a favore dell’accusa. “Non solo è stata trascurata la difesa, ma aumentano in modo sproporzionato i poteri del pubblico ministero”. Con il nuovo assetto, infatti, si passerebbe da 6 a 21 componenti nel consiglio dedicato ai pm, configurando, secondo Setzu, “uno strapotere privo di controllo. Le prerogative della magistratura requirente vengono ingigantite e il pubblico ministero diventerà incredibilmente forte, un nuovo potere al servizio della maggioranza di turno. Sono i numeri a dimostrarlo: da 6 si passa a 21. Lo scenario sarà quello di una magistratura al servizio del potere politico, con un potere immenso. È l’alba del totalitarismo”, conclude l’avvocato.

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