
Paolo Sardo, leader della minoranza in Consiglio comunale a Santa Teresa Gallura, interviene sul caso dei presunti militari israeliani ospitati in un resort della zona. “Se un cittadino comune di quella nazione mediorientale vuole venire in vacanza a Santa Teresa è benvenuto – dichiara – però non vogliamo che sul nostro territorio vengano soldati dell’Idf che hanno partecipato alla guerra a Gaza, che più che guerra è un massacro”.
Sardo non attribuisce colpe dirette all’amministrazione comunale, ma parla di “un po’ di negligenza” per non aver approfondito la questione. “Dopo che il caso è diventato politico – spiega – la giunta avrebbe dovuto chiedere più informazioni e addentrarsi di più nel problema. Non bastava dire che non è competenza del Comune”.
Il leader della minoranza sottolinea che nessuno intende vietare l’arrivo di turisti israeliani, ma che serve una distinzione netta: “Una cosa sono i visitatori, altra cosa i militari. Non possiamo accettare che a Santa Teresa arrivino soldati coinvolti nelle operazioni a Gaza”.
Sul piano internazionale, Sardo ribadisce una visione di equilibrio: “Noi sosteniamo il principio dei due popoli e due Stati, Israele e Palestina entrambi riconosciuti. Ma non possiamo tacere di fronte a quello che sta accadendo a Gaza: è un massacro della popolazione civile e va condannato con forza”.
C’è anche un tema di sicurezza: “Se davvero fossero cento militari israeliani, non passerebbero inosservati. Diventerebbero un obiettivo sensibile per eventuali attacchi terroristici e servirebbe il coinvolgimento delle autorità centrali. Non può avvenire nel silenzio assoluto”.
A livello locale, l’opposizione critica la gestione della comunicazione. La chiusura dei commenti sui social del resort e del Comune, secondo Sardo, è la prova di un timore reputazionale. “Bloccare i canali digitali – osserva – non risolve il problema, anzi rischia di amplificarlo. Santa Teresa deve restare una destinazione turistica accogliente e rispettata, ma la nostra comunità non può trovarsi coinvolta in dinamiche militari che nulla hanno a che fare con il turismo”.


