
Nadia Matta, sindaca di Santa Teresa Gallura, non ha ancora commentato la presenza di militari israeliani in un resort del paese. Sono passate settimane, il caso ha assunto dimensioni nazionali e ora internazionali, con media esteri che seguono la vicenda, ma dall’amministrazione comunale non è arrivata alcuna presa di posizione. Intanto, mentre il resort ha chiuso i propri social ai commenti per fermare le critiche, lo stesso è accaduto ai canali ufficiali del Comune: le contestazioni si sono spostate sulle pagine istituzionali, che a loro volta hanno dovuto disattivare le interazioni.
Il meccanismo si è sviluppato in pochi giorni. A fine agosto i primi messaggi hanno inondato i profili del resort. Dato che si tratta di una catena alberghiera, i commenti hanno colpito anche altre strutture, non solo quella di Santa Teresa: perfino quelle in Sicilia. Risultato: commenti chiusi anche lì. Ma la protesta non si è fermata: gli stessi utenti hanno puntato i profili del Comune, ritenuto il volto pubblico della comunità. Nei primi giorni di settembre anche le pagine istituzionali di Santa Teresa hanno quindi disattivato le interazioni, seguendo la stessa strada.
La chiusura non ha eliminato le critiche, che hanno trovato altri canali. Nei post in collaborazione con travel blogger e partner turistici, dove il Comune non può impedire i commenti, sono comparsi decine di interventi polemici. Il fenomeno ha interessato anche contenuti vecchi, ripescati dagli utenti come spazi ancora aperti. Su Google la pressione è stata altrettanto visibile. Ieri, lunedì, sono state cancellate recensioni negative nei confronti del resort legate al caso, classificate come “non pertinenti”. Oggi, martedì, ne sono arrivate di nuove, alcune scritte come se fossero giudizi di viaggio, altre con riferimenti diretti alla Palestina.

