Sant’Elia, il Governo prepara un parco fotovoltaico su terre già destinate alla Regione. Comandini: “Inaccettabile”

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Lo Stato vuole dare in concessione a privati 37 ettari di terreni militari sul colle di Sant’Ignazio, a Cagliari, per realizzare un parco fotovoltaico. Ma quei terreni non sono più dello Stato: spettano ai sardi, come stabilisce un accordo firmato nel 2008 e confermato nel 2014. Tutto scritto nero su bianco in un documento ufficiale che ora il ministro Crosetto ha deciso di far diventare carta straccia perché intende far produrre energia rinnovabile alla società Difesa servizi s.p.a.
È una vera e propria battaglia istituzionale quella che si è aperta attorno all’ennesimo caso di beni militari “trattenuti” dallo Stato nonostante gli impegni formali presi oltre quindici anni fa.

Il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, ha scritto al ministro della Difesa Guido Crosetto per chiedere lo stralcio immediato delle aree dal bando “Energia 5.0”, lanciato dalla Difesa Servizi S.p.A., la società in house del ministero. Oggetto del contendere: 37 ettari del colle cagliaritano che, in base all’accordo firmato nel 2008 tra il governo e la Regione, dovrebbero già essere rientrati nel patrimonio regionale.

L’intesa, siglata ai tempi da Renato Soru ed Enrico Letta, prevedeva la restituzione alla Sardegna di 350 beni demaniali militari dismessi. Un accordo rafforzato negli anni successivi anche durante la giunta Pigliaru, con la ministra Roberta Pinotti. Oggi, però, lo Stato decide di ignorarlo: quelle stesse terre, già destinate alla Sardegna, finiscono nel pacchetto di concessione a privati per produrre energia rinnovabile.

“Non possiamo accettare che lo Stato centrale, con un’operazione unilaterale, decida di cedere a soggetti terzi ciò che – per accordi sottoscritti – è dei sardi”, scrive Comandini. E ancora: “Quei terreni devono tornare nella nostra disponibilità. Non accetteremo che si trasformino in occasione di profitto per altri mentre si calpesta un diritto riconosciuto”.

La vicenda tocca un nodo sensibile: la Sardegna è la regione italiana con la più alta concentrazione di servitù militari. “Abbiamo già fatto abbastanza sacrifici in nome della sicurezza nazionale – ricorda il presidente del Consiglio regionale – ora è il momento di ricevere quanto ci spetta. E non accetteremo più decisioni prese sopra la nostra testa”.

Comandini cita anche l’articolo 14 dello Statuto sardo: “La Regione, nell’ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali”. Il punto giuridico è chiaro: la restituzione non è una concessione gentile, ma un obbligo previsto dallo Statuto e da accordi firmati.

Il caso riapre la questione della gestione del patrimonio pubblico in Sardegna e del ruolo – in questo caso, arrogante – delle strutture centrali dello Stato. Per Comandini non c’è spazio per ambiguità: “Lo Stato rispetti gli impegni. E il governo intervenga subito per rimuovere dal bando quelle aree. Non è accettabile – conclude – che si tenti di fare cassa a spese dell’autonomia sarda”.

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