
I gentili passeggeri sono pregati di scendere. Da nord a sud, per chi ogni giorno prende il treno, si apre una stagione di attese, autobus, cambi forzati e orari che saltano. Altro che progresso: da Macomer a Iglesias, da Carbonia a Ozieri‑Chilivani, la rete ferroviaria sarda si spegne per lavori. E chi si sposta per studiare, lavorare o curarsi, dovrà reinventare i propri tragitti – ogni giorno, per mesi.
Nel Sulcis i binari chiudono l’1 luglio. I convogli tra Decimomannu, Iglesias e Carbonia saranno rimpiazzati da bus ARST fino al 31 dicembre 2026. Stesso destino per la tratta Oristano–Macomer–Ozieri, sospesa dal 25 giugno al 14 settembre. I bus sostitutivi non garantiscono puntualità, i tempi si allungano, niente bici né animali a bordo. L’unica certezza è che si viaggerà peggio.
Le istituzioni parlano di “potenziamento strategico” e “transizione necessaria”. Ma chi ogni giorno prende quei treni si ritrova in un sistema spezzato, sostituito da bus soggetti al traffico, con orari incerti e coincidenze fragili. I biglietti integrati e le navette ogni 30 minuti non cancellano la realtà: il disagio sarà costante, per molti ingestibile. Tutto viene concentrato ora, e tutto insieme. Il risultato, oggi, è una rete ferroviaria regionale che in larga parte smette di funzionare.


