Saviano ha torto: nessun desulese tra i rapinatori. Il Comune valuta azione legale

Roberto Saviano

Dopo la diffusione pubblica del nome di Desulo in relazione all’assalto armato a un portavalori in Toscana, e alla luce degli arresti effettuati ieri, l’amministrazione comunale starebbe pensando a un’azione legale per danno d’immagine. Tra gli undici fermati — tutti di origine sarda — non figura alcun cittadino di Desulo.

Il paese del Nuorese era stato esplicitamente citato da Roberto Saviano, che aveva parlato di “una pista che porta a Desulo”, indicandolo come uno dei centri da cui proverrebbero i gruppi specializzati in assalti ai blindati. L’autore aveva associato Sassari e Desulo ai gruppi sardi, accostandoli a quelli foggiani di Cerignola e del Gargano.

La reazione era arrivata subito dal sindaco, Gian Cristian Melis, che aveva contestato l’attribuzione definendola una “condanna da social” e chiedendo di attendere gli esiti delle indagini. Oggi quegli esiti sono pubblici: i componenti della banda provengono da Ottana, Jerzu, Orotelli, Villagrande Strisaili, Girasole, Bottidda, Olzai e Irgoli. Nessun legame diretto con Desulo è emerso.

"Avevo ragione". E non chiede scusa a Desulo

Saviano è intervenuto di nuovo oggi con una storia su Instagram, rilanciando la propria posizione: “Era una banda di rapinatori sardi. Avevo ragione”, ha scritto, riferendosi a un video dell’assalto nel quale – secondo lui – si riconoscerebbero accenti sardi. Non ha però fatto alcun riferimento a Desulo, né ha corretto le sue precedenti affermazioni in cui indicava il paese del Nuorese come uno dei centri d’origine della banda.

E a Desulo non sembrano propensi a passarci sopra: l’intenzione di tutelare l’immagine del paese è più che una semplice ipotesi.

prova
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