Sì unanime in Consiglio regionale: la Sardegna propone una legge per tornare all’elezione diretta nelle Province

Roberto Deriu

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità – con 50 voti favorevoli – la proposta di legge nazionale che chiede al Parlamento di ripristinare le Province come enti elettivi, dotati di rappresentanza diretta e funzioni proprie. Un voto che non è solo tecnico ma politico, e che porta con sé un messaggio netto: le politiche di disintermediazione promosse dai governi italiani negli ultimi tredici anni sono state un fallimento. È quanto emerso chiaramente nell’aula di via Roma, con la discussione che ha accompagnato l’esame degli articoli della legge e che ha toccato i nodi più profondi della crisi istituzionale italiana.

“La politica regionale ha fallito nel difendere il diritto dei territori all’autogoverno – ha detto Roberto Deriu (Pd), relatore della proposta –. Noi oggi compiamo un atto di difesa della democrazia dagli attentati della disintermediazione e dagli eccessi della legislazione della crisi. Dopo tredici anni di lotta continua per salvare l’autonomia provinciale, questo è un bel giorno.”

"Qualità delle infrastrutture è peggiorata"

Per Deriu, le Province non sono enti inutili, ma strumenti di connessione tra territori montani, rurali e costieri, presidi di coesione e partecipazione. Il loro smantellamento – ha ricordato – fu il frutto di una scelta cinica: “Quando l’Europa chiese all’Italia un sacrificio simbolico per fronteggiare il debito pubblico, i governi – da Tremonti a Monti, fino a Renzi – scelsero le Province, pensando che i cittadini non se ne sarebbero accorti. Ma se ne accorsero eccome. La qualità della manutenzione della Repubblica, dei suoi paesi, dei boschi, dei fiumi, è peggiorata. Abbiamo nascosto tutto questo dietro la retorica dell’anti-casta, ma è stata una scelta irresponsabile.”

Province smantellate per far contenti i mercati

Anche l’assessore Spanedda, a nome della Giunta Todde, ha confermato il sostegno politico all’iniziativa, parlando di un testo “che va nella direzione di un maggiore coinvolgimento delle comunità locali”. L’opposizione di Fratelli d’Italia ha ritirato quasi tutti gli emendamenti, lasciando in votazione solo il numero 5, approvato insieme all’articolo 1. Fausto Piga (FdI) ha definito la norma “un manifesto che riafferma valori fondamentali”, pur auspicando in futuro un nuovo assetto geografico e funzionale degli enti intermedi.

Antonello Peru (centrodestra) ha sottoscritto integralmente l’intervento di Deriu, rilanciando sul valore sovrano dell’autogoverno sardo. Anche l’articolo 1 bis è stato approvato senza voti contrari.

Il clima in aula è stato di unità formale ma con sfumature diverse nel merito. A emergere con forza è stata la critica trasversale a tutte le stagioni politiche – sia regionali che nazionali – che hanno lasciato i territori senza rappresentanza e senza risorse. “Abbiamo smantellato un livello fondamentale di governo – ha detto Deriu – per far contenti i mercati. Ma i territori non sono mercati. Sono comunità politiche, e come tali devono poter eleggere i propri rappresentanti.”

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