Strage di Bologna, il ricordo della più grave ferita dell’Italia repubblicana

Tra le 85 vittime anche 3 persone di origine sarda
Quarantasei anni fa la strage di Bologna

Erano le 10.25 del 2 agosto 1980 quando un ordigno ad altissimo potenziale esplose nella sala d’attesa di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna, cambiando per sempre la storia del Paese. A 46 anni da quella tragedia, l’Italia ricorda quello che resta il più grave attentato terroristico dell’epoca repubblicana. L’esplosione provocò il crollo della struttura sopra le sale d’attesa e di circa trenta metri della pensilina della stazione, investendo anche due carrozze di un treno fermo al primo binario. Il bilancio fu drammatico: 85 morti e oltre 200 feriti, in una stazione particolarmente affollata per il grande esodo estivo del primo fine settimana di agosto.

Maria e Angela Fresu, Lidia Olla

Tra le vittime c’erano anche tre persone di origine sarda. Maria Fresu, 24 anni, originaria di una famiglia sarda e residente a Gricciano di Montespertoli, stava raggiungendo il lago di Garda per una vacanza insieme alla figlia Angela, di appena tre anni, e a due amiche. L’esplosione le investì nella sala d’attesa: Maria, la piccola Angela e Verdiana Bivona morirono sul colpo, mentre l’altra amica rimase ferita. Il corpo di Maria fu identificato soltanto mesi dopo, il 29 dicembre 1980, grazie agli esami effettuati sui resti recuperati tra le macerie. Angela, con i suoi tre anni, resta la vittima più giovane della strage. Tra le vittime anche Lidia Olla Cardillo, 67 anni, cagliaritana. Era partita insieme al marito per raggiungere la sorella a Cavalese, in Trentino, dove avrebbero trascorso un periodo di vacanza e convalescenza. Mentre attendevano il treno nella stazione di Bologna, il marito uscì per controllare l’orario di arrivo del convoglio. Pochi istanti dopo esplose la bomba: lui rimase gravemente ferito dalle ustioni, mentre Lidia, rimasta all’interno della sala d’attesa, perse la vita.

I processi e le condanne

Quel giorno iniziò anche una delle indagini più lunghe e complesse della storia giudiziaria italiana, un percorso processuale che, sotto diversi profili, non può ancora dirsi del tutto concluso. Nel corso degli anni sono stati condannati in via definitiva come esecutori materiali della strage i terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) Valerio “Giusva” Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Per i depistaggi sono stati condannati l’ex capo della loggia P2 Licio Gelli, gli ufficiali dei servizi segreti Pietro Musumeci e Francesco Belmonte, oltre al faccendiere Francesco Pazienza. Successivamente è arrivata anche la condanna definitiva di Gilberto Cavallini, confermata dalla Corte di Cassazione il 15 gennaio 2025. Nel cosiddetto processo ai mandanti, aperto nel 2021, la Cassazione ha inoltre confermato il 1° luglio 2025 le condanne definitive nei confronti di Paolo Bellini per concorso nella strage, dell’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel e di Domenico Catracchia, ritenuto responsabile di aver fornito false informazioni ai magistrati per ostacolare le indagini. A distanza di 46 anni, la strage di Bologna continua a rappresentare una delle pagine più dolorose della storia italiana. Ogni 2 agosto il Paese rende omaggio alle 85 vittime, ricordando il loro sacrificio e rinnovando l’impegno affinché la memoria di quel tragico attentato rimanga viva e la ricerca della piena verità prosegua senza sosta.

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