Sulle ceneri di Grauso soffia un venticello di invidia
Da sinistra: Claudio Cugusi, Nichi Grauso e Gianni Onorato
Lì è tornata a galla, quasi trent’anni dopo, la faccenda di internet. Che la Giunta di centrosinistra, guidata da Federico Palomba, non capì e comunque non volle sostenere economicamente. Una scelta folle, dettata dal rancore e da un filo di invidia. Una vendetta contro Grauso che aveva spostato la linea dell’Unione Sarda verso Berlusconi e Forza Italia. E a quei tempi i social non esistevano, il quotidiano di viale Regina Elena vendeva centomila copie e la gente diceva: è vero, l’ho letto sull’Unione. Ma fu anche un atto di stupidità manifesta: se la Regione avesse sostenuto lo sviluppo di internet, con le risorse necessarie a pagare i costi della connessione a Telecom, ogni mese qualche miliardo di lire, cioè qualche milione di euro di adesso, il futuro di tutta la nostra isola sarebbe stato ben diverso. E infatti dalle ceneri di Grauso sono sorte aziende come Tiscali che comunque da 25 anni sviluppano tecnologia e pagano migliaia di stipendi.
Bisogna essere onesti: non sarebbe stata semplice la convivenza tra l’estro di Grauso e la gestione inevitabilmente impastoiata di una mano pubblica. Perché il carattere di Nichi, l’ingombro della sua personalità generosa e debordante, non consentiva né soci né compromessi. Ma se guardiamo quanto è stato speso dai bilanci sardi per garantire casse integrazioni e fragilissimi progetti di impresa subito abortiti, specie nelle zone industriali, una Regione lungimirante governata da ex comunisti non ciechi né rancorosi avrebbe dovuto finanziarie Grauso e il suo stesso futuro.
Qualcuno nell’area di quella che oggi chiamiamo centrosinistra tentò di opporsi, di fermare il braccio di ferro: Oliviero Diliberto, Luigi Cogodi ed Emanuele Sanna. Me li ricordo bene e sono stati anche miei amici e maestri del poco che ho imparato. Ma i tentativi e le ambasciate naufragarono e finì con Nichi che perse un impero editoriale. Fu costretto a venderlo a carissimo prezzo a Sergio Zuncheddu ma nel mentre fondò un movimento politico e si presentò alle elezioni comunali e regionali. “Infileremo una leva in mezzo agli ingranaggi del sistema”, diceva in quei giorni dando sfoggio della sua autentica dimensione: quella anarchica, che forse non aveva del tutto consapevolmente.
Ecco, ora che l’editore, perché quello si sentiva anche in questi ultimi anni in cui soprattutto ha ricostruito pezzi del centro storico di Cagliari, ora che Nichi non c’è più (i funerali martedì alle 16 a Cagliari nella chiesa di Santa Caterina) resta la noiosa ma necessaria analisi che vi ho proposto. E la sensazione che la Sardegna e la povera politica sarda, salvo belle eccezioni, siano comunque senza strumenti davanti alle innovazioni. La sensazione che non le sappiano riconoscere, che non si alambicchino a trovare strumenti per valutare e sostenere le novità. Non dico le rivoluzioni epocali come internet ma anche le cose più semplici, come garantire subito una risonanza magnetica prima che un tumore abbia finito di mangiarci.
Ciao Nichi, ovunque proteggici con la tua intelligenza. E proteggi soprattutto i nostri giovani, che hai sempre ascoltato con sincero interesse. Come hai fatto con me.
Claudio Cugusi