
A Sa Illetta si è scritta una pagina della storia dell’innovazione italiana. Nella Sardegna che, grazie all’intuizione di Nichi Grauso, era già diventata la culla italiana di Internet, l’arrivo del nuovo millennio coincise con l’ascesa travolgente di Tiscali. I titoli dei giornali raccontavano un fenomeno senza precedenti: “Il boom di Tiscali, azioni al +1.800%”, “Tiscali supera in Borsa la capitalizzazione della Fiat”. Erano gli anni della new economy e del sogno tecnologico che sembrava poter cambiare il volto dell’isola. Nel 2003 venne inaugurato il campus di Sa Illetta, progettato dallo studio Arassociati e affacciato sulla laguna di Santa Gilla. Più di una sede aziendale: un simbolo della Sardegna che guardava al futuro e ambiva a diventare un punto di riferimento dell’economia digitale. Ventitré anni dopo, quello scenario è profondamente cambiato. Le cronache del 2026 non sono esaltanti e raccontano che dopo la prima procedura per 220 esodi incentivati, Tiscali ha avviato quella per il licenziamento collettivo di 180 persone su un totale di 729 dipendenti. Una riduzione dell’organico ritenuto necessario per la composizione della crisi e quindi alla cessione del ramo d’azienda.
Nel frattempo sui canali social di Open Campus è comparso un annuncio che racconta, in modo quasi emblematico, la nuova vita di quegli spazi: “Ufficio libero dal 1° settembre. Il nostro ufficio più grande torna disponibile. Negli ultimi quattro anni è stato la casa di un’azienda che abbiamo visto crescere, di persone che hanno costruito collaborazioni, organizzato eventi… e parecchie partite a biliardino. Ora questo spazio è pronto ad accogliere una nuova storia e un nuovo team”. L’offerta comprende un ufficio privato con 24 postazioni già operative, due ampie sale di lavoro, una sala riunioni esclusiva, parcheggio riservato e tutti i servizi inclusi. Il tutto immerso nel parco naturale di Sa Illetta, a pochi minuti dal centro di Cagliari, all’interno di un ecosistema che ospita oltre quaranta imprese e circa trecento professionisti. Sul sito ufficiale, Open Campus si presenta come “un laboratorio di innovazione aperta che gestisce una scuola dedicata alle competenze digitali e uno spazio di coworking immerso in un parco naturale. Nato dall’esperienza pionieristica di Tiscali, Open Campus è la casa di tutti gli appassionati di digitale”. A guidare il progetto è Alice Soru, CEO e cofondatrice, figlia del fondatore di Tiscali Renato Soru. L’azienda si definisce “una realtà fatta da donne, tutte millennials e rispettose delle quote azzurre”, convinta che la trasformazione digitale sia innanzitutto un cambiamento culturale e che innovazione, formazione e coworking siano gli strumenti per generare inclusione e costruire il futuro. L’annuncio dell’ufficio disponibile è coerente con questa missione: oggi il campus non è più la sede di un’unica grande impresa, ma un luogo pensato per ospitare startup, aziende e professionisti che condividono spazi, competenze e relazioni.
Eppure è difficile non provare un pizzico di nostalgia. Per chi ha vissuto gli anni d’oro della new economy, Sa Illetta non è soltanto un complesso di uffici: è il luogo dove sembrava che dalla Sardegna si potesse conquistare il mondo. Oggi quel sogno ha lasciato il posto a un modello diverso, fatto di coworking e innovazione diffusa. Viene allora spontanea una domanda, forse un po’ da boomer: che ne sanno i millennials?


