
Una cosa è certa: non riceverà il Nobel per la Pace neppure nel 2026. A pochi giorni dal raid in Venezuela che ha portato alla cattura di Maduro, Donald Trump rilancia quella che ormai appare inequivocabilmente come una politica neo-imperialista. In un’intervista a The Atlantic, il presidente afferma che la Groenlandia rappresenta una “necessità” strategica, perché agli Stati Uniti serve un’isola circondata da navi russe e cinesi. Se in Venezuela abbondano i giacimenti di petrolio, in Groenlandia si trovano invece minerali e terre rare, come litio e titanio. L’interesse verso quell’area è dunque al tempo stesso strategico ed economico. Il segretario di Stato Marco Rubio intanto lancia un avvertimento anche a Cuba: “Dovremo occuparcene.” Nel Risiko geopolitico di Washington, il terzo obiettivo è l’Iran, che — secondo Trump — “verrà colpito duramente” se dovessero essere uccisi altri manifestanti scesi in piazza contro il governo di Teheran. Anche il Messico, aggiunge, “dovrà darsi una regolata.” Lo scenario che si delinea è quello di un nuovo ordine mondiale fondato su una spartizione delle sfere di influenza tra Stati Uniti, Russia e Cina, con l’Unione Europea relegata al ruolo di spettatrice. In questo quadro, le speranze dell’Ucraina di una pace “giusta” appaiono oggi più lontane della distanza che separa New York da Mosca.