
In Sardegna, boom di dimissioni di medici nella sanità pubblica. Retribuzioni basse, turni massacranti e insoddisfazione professionale. Intanto, per provare a correre ai ripari, il Consiglio regionale ha votato all’unanimità un ordine del giorno per il reclutamento di medici stranieri extracomunitari, decisione accolta con favore dal Coordinamento dei comitati sardi per la salute.
La carenza del personale sanitario è anche sintomo delle poche iscrizioni alla facoltà di Medicina e Chirurgia, un po’ per la difficoltà del test d’ammissione (ora eliminato e lasciato a libero accesso per il primo semestre) e un po’ per scelta di altri percorsi professionali apparentemente più flessibili e soddisfacenti.
Le dimissioni non arrivano solo dal personale “di corsia” ma anche da pediatri e medici primari, che si ritengono insoddisfatti o martoriati da turni umanamente non più sopportabili. Secondo un sondaggio fatto dal sindacato dei medici nazionale, circa 7mila camici bianchi nel 2024 hanno presentato le dimissioni. “I medici devono poter fare il loro lavoro senza dover rinunciare a salute e vita privata. La gente va dove viene retribuita meglio e dove si può tornare a respirare” , puntualizza Salvatore Manca, componente del direttivo sanitario nazionale Simeu (società italiana di medicina di emergenza-urgenza).


