Università sarde: 201 milioni dal governo, ma il gap con il Nord resta

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Le università della Sardegna riceveranno 201 milioni di euro nel 2025, secondo il decreto firmato dalla ministra Anna Maria Bernini che definisce la ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO). L’aumento è di circa 2 milioni rispetto al 2024 e del 14,9% rispetto al 2019. Le risorse saranno distribuite tra i due principali atenei dell’isola: 125,1 milioni andranno all’Università di Cagliari, mentre 75,8 milioni all’Università di Sassari. A livello nazionale, il FFO raggiunge per la prima volta quota 9,4 miliardi di euro, con una crescita complessiva di 336 milioni rispetto allo scorso anno. Il ministero parla di “un investimento sul futuro”, con l’obiettivo di rafforzare la rete accademica italiana. “Possiamo essere orgogliosi di un percorso che valorizza i giovani e attira talenti”, ha dichiarato Bernini.

Segnali di crescita, ma ancora insufficienti

Il trend positivo non cancella le criticità strutturali che interessano gran parte del sistema universitario italiano, e in particolare gli atenei del Sud e delle isole. Secondo l’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia (ADI), l’aumento nominale del fondo non compensa l’erosione causata dall’inflazione: in termini reali, il FFO del 2025 resta inferiore a quello del 2021. Inoltre, la componente premiale – legata a parametri di performance – rappresenta una quota crescente del finanziamento complessivo, penalizzando le università meno strutturate o con minori risorse competitive.

Le sfide delle università sarde

Nonostante lo stanziamento in crescita, le università sarde restano penalizzate da una storica marginalità. L’isolamento geografico, la scarsa attrattività per studenti da fuori regione, la fuga dei laureati e la carenza di personale sono temi ricorrenti, che i finanziamenti attuali non risolvono. Ogni anno migliaia di giovani laureati lasciano l’isola per proseguire gli studi o lavorare altrove, contribuendo a un esodo qualificato che indebolisce il tessuto economico e scientifico locale. Il PNRR e le politiche di coesione europee hanno offerto margini di miglioramento, ma la Corte dei Conti, nel suo referto 2025, parla ancora di “divari significativi” tra gli atenei del Nord e quelli del Centro-Sud, Sardegna compresa.

Sindacati e accademia: servono riforme strutturali

Organizzazioni sindacali come la FLC CGIL e rappresentanze accademiche chiedono da tempo una riforma della governance universitaria, investimenti stabili nella ricerca indipendente, assunzioni strutturate e un riequilibrio dei criteri di finanziamento. Il timore condiviso è che la semplice crescita delle risorse, se non accompagnata da un disegno strategico più ampio, non basti a colmare i divari territoriali né a rilanciare il ruolo delle università nel Mezzogiorno.

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