
Oggi, tra i banchi della Camera dei deputati, non c’erano solo parlamentari. C’erano anche loro: i ragazzi della comunità “Punto a Capo” di Siurgus Donigala, accompagnati da Simona Pinna e dall’équipe educativa che da anni lavora con minori accolti in situazioni di fragilità. Hanno assistito a una seduta parlamentare in cui si discuteva dell’istituzione di una Giornata nazionale contro il body shaming, hanno visitato gli spazi della Camera e si sono confrontati con la deputata sarda Francesca Ghirra. Un incontro autentico, di ascolto e di parola, vissuto con entusiasmo e partecipazione.
Ma dietro la giornata di oggi c’è un percorso lungo, complesso, carico di senso. È il cuore del progetto educativo costruito da Simona Pinna insieme alla comunità di Siurgus Donigala: un percorso di cittadinanza attiva, in cui ai ragazzi viene insegnato che la politica non è solo “quella dei grandi” ma è la vita di tutti i giorni. “Si è cittadini anche da bambini”, spiega Pinna. “Il nostro compito è renderli consapevoli del loro ruolo, fargli capire che anche loro possono e devono dare un contributo alla società”.
Il progetto si fonda su incontri collettivi e individuali, su un lavoro quotidiano di confronto e crescita, e culmina in esperienze come quella vissuta oggi a Roma. I temi che i ragazzi hanno scelto di portare in Parlamento nascono dalle loro esperienze personali e dal contesto che li circonda. Hanno parlato delle dipendenze in età adolescenziale, cresciute drammaticamente nel post-lockdown. Hanno riflettuto sull’abuso dei social e sulla perdita di empatia nelle relazioni. Alcuni hanno affrontato il tema della violenza tra adolescenti, la paura di essere uccisi, la consapevolezza che anche a tredici anni si può essere vittima o testimone di un femminicidio. E c’è chi ha proposto la creazione di un “Consiglio dei rappresentanti delle comunità”, un progetto pilota per dare voce strutturata ai ragazzi accolti nei percorsi di tutela.
Sono giovani che nella maggior parte dei casi hanno vissuto il distacco traumatico dalla famiglia, inseriti in comunità per decisione del tribunale. Eppure, come racconta Pinna, mostrano un coraggio raro: “Si affidano a sconosciuti, si adattano a regole nuove, si mettono in gioco. Molti di loro ci guardano all’inizio come alieni, ma poi si aprono e costruiscono relazioni vere, profonde”.
Il lavoro della comunità “Punto a Capo” non si ferma ai confini della struttura. È un dialogo continuo con le istituzioni, costruito negli anni senza steccati ideologici. “Sia il centrodestra che il centrosinistra hanno sempre risposto con attenzione. Quando il progetto è serio e autentico, l’ascolto arriva”, dice Pinna.
Il messaggio più forte che emerge dall’esperienza di oggi è chiaro: educare alla politica significa educare alla vita. In un tempo in cui gli adulti sembrano aver smesso di parlare di politica con i giovani, la comunità di Siurgus Donigala restituisce centralità a questo dialogo. E lo fa con metodo, rispetto e visione.
“Non lavoriamo per loro – conclude Pinna – lavoriamo con loro. E quando tornano, a vent’anni, a raccontare la loro esperienza a chi è appena arrivato, capiamo che qualcosa di importante è rimasto. Ed è proprio lì che inizia la cittadinanza vera”


