
Il Partito Socialista in Sardegna è nel caos. Il congresso regionale che si è svolto a Cagliari qualche giorno fa, anticipato rispetto alle direttive nazionali, ha provocato una spaccatura, aprendo a scenari di scissione e, forse, a nuove alleanze.
Roberto Desini, figura di rilievo del PSI a Sassari, lancia l’allarme: dietro questa mossa c’è, secondo lui, il tentativo di creare un nuovo partito, distante dal centrosinistra e dalla presidente Alessandra Todde. In questa intervista, Desini svela i retroscena della crisi, il caso Cozzolino, l’attesa di un confronto con la segreteria nazionale e il rischio che il PSI in Sardegna venga stravolto.
Il congresso regionale del Partito Socialista in Sardegna è stato celebrato prima di quello nazionale, in contrasto con le indicazioni della segreteria nazionale. Come giudica questa scelta?
È stata una violazione chiara della linea del partito. La direzione nazionale aveva stabilito che i congressi regionali si sarebbero dovuti tenere solo dopo quello nazionale, previsto per il 21-23 marzo. Ignorare questa direttiva è stato un atto di rottura che crea confusione e mina l’unità del PSI in Sardegna.
Secondo lei, dietro questa decisione c’è la volontà di creare un nuovo partito?
Sì, e lo hanno detto chiaramente. Non a caso hanno chiamato l’evento ‘Primo Congresso del nuovo Partito Socialista Autonomista’. È evidente la volontà di distaccarsi dal PSI e dar vita a un nuovo soggetto politico, che non risponde più alla linea nazionale e che potrebbe avere un ruolo ambiguo nello scenario politico regionale.
Quali sono i rapporti dell’attuale segreteria del PSI sardo con la presidente della Regione, Alessandra Todde, e la coalizione di centrosinistra?
La segreteria regionale ha sempre mostrato poco interesse nei confronti di Alessandra Todde e della coalizione che ha vinto le elezioni. Questo lascia pensare che il loro obiettivo sia quello di sganciarsi dal centrosinistra per costruire un progetto diverso. Noi invece crediamo che il PSI debba restare parte integrante del centrosinistra e contribuire attivamente alla costruzione del campo largo.
Al congresso erano state invitate tutte le forze politiche della Sardegna, ma solo i Progressisti hanno partecipato. Come interpreta questa scelta?
Questo è un dato di fatto che dice molto. L’invito è stato mandato a tutti i partiti, ma alla fine solo i Progressisti hanno risposto. Gli altri hanno scelto di non partecipare, un chiaro segnale che dimostra quanto questa iniziativa sia isolata dal resto della coalizione.
Lei ritiene che il congresso anticipato sarà riconosciuto dal PSI nazionale?
No, penso che non verrà riconosciuto. Quando si organizza un congresso senza rispettare le regole del partito, è ovvio che ci saranno delle conseguenze. Credo che la segreteria nazionale dovrà prendere una posizione netta su questa vicenda.
Anche il segretario nazionale ha scelto di non partecipare al congresso. Che significato ha questa assenza?
È un segnale molto chiaro. Se il segretario nazionale di un partito non partecipa a un congresso regionale, significa che c’è una frattura profonda. È la conferma che quanto avvenuto in Sardegna non è in linea con il PSI nazionale.
Il PSI ha bisogno di un rinnovamento della classe dirigente?
È arrivato il momento di un rinnovamento. Il PSI non può essere governato solo da persone che sono ai vertici da oltre 40 anni. Non si tratta di rottamare nessuno, ma di creare spazio per nuove figure, mantenendo il contributo di chi ha esperienza ma con un ruolo diverso, più orientato alla guida e alla formazione della nuova classe dirigente.
Passiamo alla questione del consigliere regionale Lorenzo Cozzolino. È stato eletto con il PSI, ma ora è nel gruppo Orizzonte Comune. Potrebbe tornare nel Partito Socialista?
Assolutamente sì. Cozzolino non si è mai allontanato politicamente dal PSI, la sua adesione a Orizzonte Comune è stata dettata da una scelta tecnica legata al regolamento del Consiglio regionale, se fosse rimasto senza un gruppo sarebbe andato al Misto. Se il PSI confermerà la sua collocazione nel centrosinistra, il suo ritorno sarà naturale.
Desini, si dice che fuori dalla linea maggioritaria siate in pochissimi.
Sì. Siamo pochi. Non è nostra abitudine comprare tessere elettorali.


