Lord J, tra musica e arte: un viaggio nelle radici della Sardegna
Come la tua musica si collega alle tradizioni e quali temi esplori nei tuoi brani?
La mia musica è profondamente legata alla cultura sarda. Parla di storie della nostra terra, dei nostri luoghi e delle nostre tradizioni, come le Domus de Janas, i giganti di Monte Prama, ma anche delle difficoltà che affrontiamo come popolo. In “Su Sennori”, ad esempio, ci sono immagini evocative come l’abito da capo tribù, il pugnale nuragico e i nuraghi. Mi piace trattare temi legati alla natura, ai riti tradizionali, alla cucina, ma anche alle sfide sociali ed economiche che la Sardegna sta vivendo, come la lotta contro l’eolico o contro le basi nucleari, temi presenti in “Sardigna Natzioni”. La mia musica non è solo un omaggio al passato, ma un invito a rinnovarci e a guardare al futuro senza dimenticare chi siamo e da dove veniamo.
Il rap è un genere legato alla cultura urbana e spesso alla protesta sociale. Come si inserisce la tua musica in questo contesto?
Il mio idolo è sempre stato Tupac, che considero un leader rivoluzionario. Voglio che la mia musica abbia un messaggio, un significato profondo. Certamente, a volte, è importante inserire momenti di leggerezza, come in “Ddu Sciu”, dove cerco di trasmettere una sensazione di spensieratezza. Tuttavia, l’obiettivo finale della mia musica è sempre quello di essere un veicolo per raccontare la nostra storia e la nostra cultura. È una sfida, ma è anche ciò che trovo affascinante nel rap e nell’arte in generale: un’espressione che nasce come protesta. La mia è una protesta contro il rischio di perdere il legame con la nostra terra e le nostre origini.
In che modo la musica può contribuire a preservare le tradizioni?
La musica è un linguaggio universale che ha sempre avuto un ruolo cruciale nella diffusione di storie e culture. Come sardo e sardista, cerco di far sentire la nostra voce, di far conoscere la nostra lingua e le nostre tradizioni in modo che possano parlare alla società di oggi. Non si tratta solo di mantenere vivi i ricordi, ma anche di portarli in un contesto che possa essere apprezzato anche al di fuori dei nostri confini. L’hip hop è lo strumento che utilizzo per far scoprire aspetti della nostra terra che molti nemmeno immaginano. Non è solo intrattenimento, ma un modo per affermare chi siamo, da dove veniamo, e farlo con l’orgoglio di chi conosce la propria storia e la propria identità.
Hai progetti extramusicali?
Sì, anche se la musica è la mia principale occupazione, ho una grande passione per la storia e la lingua in Sardegna. Per questo, vengo spesso invitato a convegni, circoli e manifestazioni per parlare della repressione culturale che la Sardegna e i sardi affrontano. Ad esempio, sono stato invitato dall’associazione “DeVulgare” grazie alla quale ho partecipato a un convegno sulle lingue minoritarie, così come sarò presente a un evento a “Su Tzirculu”, circolo culturale di Cagliari, con l’obiettivo di promuovere e diffondere la lingua sarda. Inoltre, come attivista, sono impegnato in diverse iniziative sociali. Qualche tempo fa sono stato invitato a una manifestazione nel comune di Saccargia contro la speculazione energetica in Sardegna. Sto anche per avviare un progetto nelle scuole dove parlerò di musica, lingua e cultura sarda, cercando di farle conoscere e apprezzare. Insomma, quando posso contribuire a diffondere la nostra storia o a sensibilizzare sulla nostra realtà, lo faccio volentieri.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho in programma numerosi concerti, tra cui uno a Cagliari all’inizio di aprile di cui uscirà presto la data ufficiale. Sto lavorando su nuovi brani che continueranno ad esplorare e raccontare la storia della nostra terra, anche attraverso collaborazioni con altri artisti sardi, con l’obiettivo di unire le forze per valorizzare e promuovere il nostro patrimonio culturale. Sto lavorando anche ad eventi che vadano oltre la musica e creino occasioni di incontro e scambio sulla cultura sarda. Il mio obiettivo, condiviso con altri artisti sardi come Bujumannu, Matteo Muscas e tanti altri, è dar vita a un movimento che non si limiti alla musica o all’arte, ma che abbracci, riscopra e racconti tutti gli aspetti della vita e della cultura sarda.