
«Serve un progetto vero. Il lavoro in Sardegna non può più aspettare». La conclusione di Pier Luigi Ledda, segretario generale della Cisl Sardegna, fotografa con esattezza lo stato delle vertenze industriali nell’isola. Un equilibrio precario di aperture parziali, promesse istituzionali e assenze operative, che il sindacato riassume oggi con due parole: “preoccupazione forte”.
Il punto di partenza è il Dpcm energia. L’annuncio della Regione sulla chiusura imminente del percorso viene accolto con favore dalla Cisl, che riconosce nel decreto un passaggio essenziale per la programmazione energetica sarda. Ma subito dopo iniziano i distinguo. «Rimangono molte ombre e forti incertezze su più fronti cruciali per il futuro industriale dell’Isola», chiarisce Ledda, facendo riferimento anche alle ultime dichiarazioni dell’assessore Cani.
Sulla proroga delle centrali a carbone di Fiume Santo e Portovesme — confermata almeno fino a giugno 2026 — il sindacato parla di «decisione necessaria e condivisibile» che evita un vuoto energetico insostenibile. Ma la proroga non può diventare lo schema permanente. «Ora servono certezze sui tempi della transizione, sul ruolo delle imprese locali e soprattutto sulle garanzie occupazionali», avverte la Cisl.
Nel merito, resta aperta la partita sulla centrale di Fiume Santo: il Dpcm non la qualifica formalmente come “strategica”, ma — sottolinea il sindacato — ne riconosce il peso nel garantire la stabilità del sistema elettrico sardo fino al pieno dispiegamento del Tyrrhenian Link, previsto non prima del 2028. «Un passaggio importante, ma ora servono atti concreti e una linea chiara sul futuro dello stabilimento e sugli effetti occupazionali».
Ancora più incerto lo scenario su Porto Torres e sulla chimica verde. Qui, denuncia la Cisl, mancano piani industriali vincolanti: «Non possiamo permetterci di restare al palo. Agli annunci devono seguire investimenti produttivi e nuovi posti di lavoro», avverte Ledda.
Le criticità maggiori si confermano invece nel Sulcis. Sulle vertenze Portovesme Srl e Sider Alloys, la confusione continua: «Troppe ipotesi, zero decisioni. È urgente che sia chiaro chi investe, con quali risorse, in quali tempi e con quali ricadute sull’occupazione». Anche su Euroallumina il sindacato giudica positivamente l’invio del Dpcm al Consiglio dei ministri, ma insiste: «Senza la riattivazione reale dell’impianto, resteremo fermi al palo».
Per la Cisl la soluzione passa per un patto unitario tra Regione, governo e sindacati. Un accordo vero, capace di sostituire la gestione episodica delle emergenze con una strategia industriale stabile: «Non possiamo continuare con una gestione disordinata delle crisi. Serve un progetto, serve una direzione, serve responsabilità comune».


