
L’affascinante enigma di Atlantide ha fatto breccia anche in Sardegna, alimentato da decine di teorie più o meno fantasiose. Tuttavia, la ricerca scientifica deve restare ancorata ai dati concreti forniti dagli scavi archeologici, lasciando da parte ipotesi prive di riscontri, come quella secondo cui un gigantesco tsunami avrebbe colpito l’isola poco dopo il 1200 a.C., provocando la fine della civiltà nuragica.
Alcuni autori hanno proposto un’equivalenza suggestiva ma infondata: identificare la Sardegna dell’età del Bronzo con la mitica Atlantide descritta da Platone, annientata – secondo il mito – da Poseidone tramite un’immensa onda marina. Da questa narrazione deriva l’idea che la scomparsa dei nuraghi e del sistema sociale nuragico sia dovuta a una catastrofe naturale, nello specifico a uno tsunami.
Ma nel passaggio dal mito alla storia, è necessario affidarsi ai dati concreti offerti dalla ricerca scientifica. L’archeologia, infatti, è una scienza interpretativa che adotta un metodo sperimentale mutuato dalla geologia: il metodo stratigrafico. Questo metodo si basa sull’osservazione che gli eventi naturali e le attività umane si depositano nel terreno in strati sovrapposti, dove quelli più recenti si trovano sopra e quelli più antichi più in profondità.