
Le origini dei nuraghi restano ancora oggi oggetto di studio e dibattito, ma si possono delineare alcune ipotesi ragionevoli. Probabilmente i nuraghi a corridoio, strutture più arcaiche e meno evolute, precedettero la costruzione delle prime torri nuragiche. Sebbene le stratigrafie non offrano prove definitive in tal senso, molti studiosi concordano nel ritenere che i nuraghi a corridoio rappresentino una fase intermedia nell’evoluzione architettonica della civiltà nuragica.
Questi primi nuraghi, concepiti in un contesto di evoluzione sociale alla fine dell’età del Rame, riflettono la nascita di élite comunitarie che cominciarono a distinguersi attraverso edifici simbolici. Il nuraghe divenne quindi non solo una struttura abitativa o funzionale, ma anche un simbolo di potere e prestigio. In questo scenario, la comparsa delle torri può essere interpretata non come una rottura, ma come una naturale evoluzione architettonica e sociale, volta a rafforzare ulteriormente la posizione delle classi dominanti.
I dati archeologici mostrano che i nuraghi a corridoio e le torri presentano tipologie architettoniche simili, suggerendo una continuità funzionale tra le due tipologie. L’idea che i nuraghi fossero fortezze, templi o strutture esclusivamente rituali è stata spesso proposta, ma è oggi non è più sostenibile. Questi edifici sembrano, invece, centri di aggregazione sociale, con valore simbolico, ma anche con funzioni pratiche connesse al controllo del territorio e alla residenza.
Nel caso in cui i protonuraghi siano anteriori alle torri, è verosimile che una classe dirigente locale, in un determinato momento e luogo, abbia deciso di costruire una struttura più imponente ma con le stesse finalità simboliche e funzionali. La torre rappresenterebbe così una versione evoluta del nuraghe a corridoio, concepita per soddisfare in maniera più efficace le esigenze di prestigio, difesa e controllo.
È importante ricordare che, mentre molte torri nuragiche si sono conservate in gran parte intatte, i nuraghi a corridoio ci sono giunti privi delle strutture lignee che completavano l’edificio in altezza. Studi come quelli di Lilliu sul Brunku Madugui di Gesturi suggeriscono che tali nuraghi fossero basamenti in pietra su cui si elevavano strutture lignee oggi perdute. Se questa ipotesi fosse corretta, la differenza tra le due tipologie risulterebbe meno marcata: la torre nuragica non sarebbe altro che la trasposizione interamente in pietra di un modello ibrido pietra-legno, quindi sarebbero un’evoluzione delle capanne in pietra e legno dell’età del Rame. È improbabile che siano esistiti edifici intermedi in muratura tra i due modelli: costruire una torre in pietra a secco richiede conoscenze tecniche avanzate e l’uso di conci accuratamente posizionati per garantire la stabilità, quindi la torre non è un edificio adattabile a ogni esigenza, ma impone forme, dimensioni e soluzioni ingegneristiche ben precise.
In altre parole, non è l’architetto a dettare la forma: è la tecnica costruttiva a stabilire cosa è possibile costruire. La prima torre fu probabilmente una proprietà emergente del sistema socio-tecnico dell’epoca. Una volta realizzata, la sua efficacia e imponenza devono aver spinto rapidamente le comunità vicine a replicarne il modello, generando una vera e propria moda architettonica. Ma realizzare una torre non significava necessariamente introdurre nuove conoscenze: gli elementi tecnici erano già disponibili.
La cupola realizzata con il progressivo aggetto di conci, era una soluzione tecnica antica e diffusa in molte culture del mondo. In una costruzione in pietra a secco, la cupola rappresenta un’esigenza strutturale, non una scelta. I costruttori nuragici, come altri prima e dopo di loro, giunsero alla stessa soluzione davanti allo stesso problema: coprire uno spazio con una volta resistente senza utilizzare leganti.
Non sappiamo quanti tentativi furono necessari per perfezionare le prime torri, ma l’esame delle strutture ancora in piedi mostra un’ampia varietà: alcune sono capolavori di equilibrio e proporzione, altre appaiono tozze o instabili, alcune ristrutturate, altre rafforzate. Anche nel passato esistevano buoni, mediocri e cattivi costruttori, e probabilmente i meno abili furono messi in condizione di non nuocere, cosa non sempre scontata oggi.
La torre nuragica rispondeva a una richiesta precisa: un edificio in pietra da frequentare, con una scala interna che permettesse di accedere a un ballatoio superiore praticabile. I nuraghi sembrano tutti simili perché le leggi della fisica e della costruzione a secco impongono precise limitazioni. Tuttavia, ogni torre è diversa nei dettagli, a volte anche rilevanti, segno che si trattava di costruzioni singole e indipendenti, non di un progetto unitario.
La dimensione di una torre, in altezza e larghezza, dipendeva dalle dimensioni dei conci e dalla capacità di metterli in opera. Con pietre piccole si ottenevano torri basse; con conci da un metro cubo, si potevano superare i dieci metri d’altezza. I nostri antenati fecero il massimo con i mezzi a disposizione: forza muscolare, utensili in pietra e metallo, cordami e leve in legno. Le conoscenze c’erano tutte: mancava solo la decisione di osare. Quando questa fu presa, nacque la prima torre. Da lì, le altre seguirono.
Esistono anche nuraghi a corridoio con ambienti interni a cupola o a barca rovesciata, ma si tratta spesso di edifici modificati o ristrutturati successivamente. Questo conferma che l’evoluzione fu graduale, non lineare, e che la costruzione di torri in pietra fu il risultato finale di un lungo processo culturale, tecnico e sociale.