
In Sardegna, dove il legame con gli oggetti è spesso molto forte e legato alla memoria e alla tradizione, il decluttering è ancora poco conosciuto e a volte guardato con diffidenza. Eppure, in un mondo dove si accumula sempre di più, cresce la voglia di fare ordine e semplificare la propria vita. Il decluttering non significa solo mettere in ordine gli spazi, ma anche fare chiarezza su ciò che veramente serve, aiutando a vivere meglio ogni giorno. Ne parla Elisa Podda, cagliaritana e professionista specializzata nell’ottimizzazione degli spazi, conosciuta sui social come “sachs_decluttering”. Elisa ci racconta come questo metodo può trasformare non solo la casa, ma anche il modo di vivere e di consumare. Un lavoro che supera la semplice organizzazione degli spazi, trasformandosi in un vero percorso di crescita personale e benessere.
Elisa, cos’è il decluttering?
Il decluttering per me è un percorso emotivo, una nuova conoscenza di sé stessi, che va ben oltre il semplice ordine visivo. Non si tratta solo di riorganizzare gli spazi, ma di iniziare un cambiamento interiore che, inevitabilmente, si riflette nella propria quotidianità.
Cosa l’ha spinta a portare questa attività in Sardegna?
Ho iniziato questo percorso come una sfida con me stessa, perché sentivo il bisogno di cambiare aria e di fare qualcosa per me. Questa professione è diventata il mio ossigeno, il mio modo per rilassarmi. Aiutare gli altri in questo percorso mi dà grande piacere, anche se spesso per i clienti svolgere questo cammino da soli può risultare stressante. Nonostante i social media siano alla base del mio lavoro, perché è tramite questi canali che reperisco la maggior parte dei miei clienti, non dedico tantissimo tempo al mio percorso sui social. Tuttavia, mi piace pubblicare video informativi in cui racconto anche le esperienze vissute con i clienti, per condividere il valore reale di questo percorso.
Che sfide e opportunità ha incontrato nel portare il decluttering in Sardegna, una terra dove questa professione è ancora poco diffusa?
Portare questa attività in Sardegna è tuttora una sfida quotidiana. In molti non conoscono ancora bene cosa sia il decluttering o chi sia un professional organizer.
Spesso le persone mi contattano, fanno domande, ma poi non vanno oltre. Credo sia perché non sempre si è pronti, emotivamente, a ricevere questo tipo di aiuto.
All’inizio non è facile, c’è diffidenza, c’è il timore del giudizio. Ma io, quando entro in una casa, lascio tutto fuori: non giudico, ascolto.
Per fortuna ho anche incontrato clienti meravigliosi, che hanno capito il valore profondo di questo percorso.
Quello che cerco di trasmettere è che non si tratta solo di mettere ordine, è un atto d’amore verso sé stessi. Ed è anche un investimento per il proprio benessere.
Mi sento fortunata a far parte di questi piccoli o grandi cambiamenti nella vita delle persone. Anche per me, ogni consulenza è una crescita personale.
Il decluttering può cambiare il modo di vivere e consumare?
Assolutamente sì. Dopo una consulenza di decluttering, le persone iniziano a sentirsi più leggere, più consapevoli, e questo influisce anche sulle abitudini di consumo. Quando facciamo spazio nel nostro ambiente, facciamo spazio anche dentro di noi.
Riusciamo a vedere con chiarezza quello che possediamo e di conseguenza compriamo meno, acquistiamo in modo più consapevole e non accumuliamo più come prima. Questo porta a una quotidianità più semplice e serena, con meno sprechi e più attenzione a ciò che è davvero utile.
Che consiglio darebbe a chi si sente sopraffatta e non sa da dove iniziare?
Il mio consiglio è: inizia, anche se fa paura. Non bisogna partire in modo drastico, quando si è davanti a un ambiente pieno, è facile sentirsi demoralizzati. Inizia da una piccola zona, un cassetto, un angolo.
È un processo in cui una parte tira l’altra, e mano a mano che procedi, aumenta la motivazione.
Affidarsi ad una professional organizer è importante non solo per il supporto pratico, ma soprattutto per quello emotivo. Il decluttering non è solo ordine, è un lavoro profondo, psicologico, che va affrontato con delicatezza.
Secondo lei, quali sono i tre elementi fondamentali per riuscire a mantenere nel tempo i benefici del decluttering?
Mantenere i risultati richiede impegno e consapevolezza. Io dico sempre che il lavoro vero inizia quando la consulenza finisce, perché sta alla persona continuare quel percorso. Se dovessi individuare tre elementi fondamentali per riuscirci, sarebbero sicuramente questi:
Impegno e consapevolezza.
Il vero lavoro comincia quando la consulenza finisce. È lì che entra in gioco la tua volontà di proseguire il percorso. Ricordati di quanto benessere ti ha dato il cambiamento: ogni volta che scegli di mettere un oggetto al suo posto, stai investendo nel tuo tempo futuro. Quel minuto speso oggi è tempo risparmiato domani. Meno stress, più armonia.
Un ambiente ordinato ha un impatto diretto sul nostro stato mentale. Vivere in uno spazio funzionale e armonioso riduce lo stress e migliora la qualità della vita. Il caos esterno si riflette spesso dentro di noi e viceversa. Risparmio economico. Quando la casa è in ordine, hai una visione chiara di ciò che possiedi. Questo ti evita di acquistare oggetti doppi o inutili. Il decluttering ti aiuta a diventare più consapevole anche nei consumi, facendoti risparmiare denaro e tempo.
Che ruolo giocano i ricordi e gli attaccamenti emotivi nel processo di decluttering?
Un ruolo enorme, forse il più importante. Io lo vedo in ogni consulenza, è facile eliminare ciò che è rotto o rovinato, ma quando dietro a un oggetto c’è un ricordo, tutto si complica.
Per questo consiglio sempre di iniziare dalla parte più semplice. Col tempo, vedere i primi risultati ti dà la motivazione per affrontare anche le cose più difficili da lasciare andare. Spesso aiuto le persone a trovare una nuova prospettiva, pensare che un oggetto possa avere una seconda vita, essere utile a qualcun altro, dona un senso di leggerezza e rende più facile il distacco.