
Dopo l’ondata di insulti sessisti e diffamatori comparsi sui social contro la presidente della Regione Alessandra Todde, si moltiplicano le prese di posizione e le condanne da parte delle istituzioni e del mondo politico e sindacale.
Il primo intervento è arrivato dal Presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, che ha espresso “solidarietà e ferma condanna, anche a nome dell’intero Consiglio”. “Si tratta di un episodio inaccettabile – ha dichiarato – che svilisce il dibattito democratico. Si può essere di opinione diversa, ma mai arrivare all’insulto personale, soprattutto nei confronti di una donna. Il rispetto è la prima regola da seguire.” Comandini ha aggiunto che “questi gesti ignobili non fanno che rafforzare la stima per chi lavora ogni giorno per il bene della Sardegna e il disprezzo per chi si nasconde dietro una tastiera per insultare”.
A poche ore di distanza è arrivata anche la condanna del capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Paolo Truzzu: “Non è tollerabile che il confronto politico sia caratterizzato da insulti, minacce e aggressioni verbali. Piena solidarietà alla presidente Todde e severe punizioni per chi trasforma i social in una terra senza regole e rispetto.”
Sulla stessa linea la Cgil Sardegna, con una nota del segretario regionale Fausto Durante, che parla di “gravissime ingiurie e attacchi violenti” e ribadisce la “totale solidarietà alla presidente della Regione e la ferma condanna di questo vile episodio”. Il sindacato auspica che “i responsabili vengano individuati e sanzionati pesantemente”.
La Cisl Sardegna parla di “vergognosa ondata di insulti e violenze verbali” contro la presidente e richiama alla responsabilità collettiva: “Le parole, quando sono usate per ferire, diventano pietre. Ogni volta che il linguaggio si trasforma in odio, si incrina il rispetto che deve legare una comunità civile e democratica”. Il sindacato sottolinea che “difendere la dignità delle persone e il rispetto delle istituzioni è un dovere morale e civile che va oltre le appartenenze politiche. Il dissenso è legittimo, l’insulto mai.”


