
“Ho chiesto a Paolo Fresu di suonare durante il funerale”. Lo aveva confidato, con disarmante naturalezza, Ornella Vanoni davanti alle telecamere di Che tempo che fa. Parole che allora sembravano il riflesso di una delle sue consuete riflessioni sulla vita e sulla morte, ma che oggi risuonano con un peso diverso. Nessuno immaginava che quel momento potesse arrivare così presto. E invece, nella chiesa di San Marco a Brera, quelle note sono arrivate davvero. Il suono della tromba di Paolo Fresu, amico e complice artistico, ha accompagnato l’ultimo saluto a una delle voci più iconiche della musica italiana.
Il musicista di Berchidda aveva scelto il silenzio nei giorni precedenti, sfuggendo richieste e domande morbose. Poi, dopo il funerale, ha affidato ai social un pensiero intimo e struggente: “Ornella amava la Sardegna e i sardi. Li amava perché danno parole che mantengono e che pesano. Le nostre erano intime e private, e così dovevano restare. In tanti mi hanno chiesto se avrei suonato, e cosa. Ho schivato interviste e dichiarazioni, perché il dolore e l’intimità non hanno mai le parole giuste. Non so perché mi abbia chiesto L’Appuntamento, né gliel’ho voluto chiedere. Forse il testo lo spiega. Le parole vanno masticate dentro. So solo che domani è un altro giorno e che, prima o poi, ci rincontreremo. Grazie Ornella, per avere illuminato una fetta di mondo.”
Il brano scelto, “L’appuntamento”, è uno dei capisaldi della carriera della Vanoni: scritto da Bobby Russell, rilanciato in Brasile dai fratelli Carlos e portato in Italia con le parole di Bruno Lauzi, fu proprio Ornella a trasformarlo in un classico intramontabile. Fresu ha suonato camminando lentamente dalla navata, come a voler accompagnare da vicino l’artista che tanto aveva amato. Giunto accanto alla bara, l’ha sfiorata con un gesto lieve, per poi concludere con poche, delicate note di “Senza fine”: un omaggio che sembra riassumere ciò che in molti pensano oggi. Perché l’affetto degli italiani per Ornella Vanoni, per la sua voce unica e la sua eleganza malinconica, davvero non avrà mai fine. (as)


