Marco Mariolini – Il Cacciatore di anoressiche

Marco mariolini

Certe ossessioni non nascono all’improvviso, ti sfiorano, restano, scavano.
All’inizio sembrano pensieri come gli altri, piccoli rumori di fondo che non disturbano. Poi, piano, diventano tutto ciò che senti.
La mente si restringe e rimane solo quella voce. Non è fame, non è desiderio. È una fame che divora anche il desiderio.
Lui la vede ovunque. Nel riflesso dell’acqua, nei corpi troppo pieni, negli occhi di chi mangia senza pensarci. La magrezza diventa una religione, l’osso, un altare.
E ogni donna che non scompare abbastanza gli sembra un affronto, una bestemmia. Questa è adorazione e crudeltà, preghiera e punizione, carne che si consuma in nome di un dio che non esiste. C’è chi si innamora della vita, lui si è innamorato di un’idea malata di perfezione. Di una bellezza che evapora, di un corpo che si spegne. E quando l’ha trovata, fragile, trasparente, viva appena,
Da quel giorno, non si è più liberato.
E quella vita, quella visione, quella condanna, porta il nome di Monica.

La vergogna servita in tavola

Il ristorante è piccolo, accogliente, una di quelle trattorie che sanno di casa, e’ il gennaio del 1998, sei mesi prima del delitto. Monica e Marco siedono uno di fronte all’altra. Lei ordina gnocchi al pomodoro, lui niente. Il cameriere serve il piatto fumante,appena l’odore arriva al naso di Monica, lo stomaco le si chiude. Un tempo era bulimica, ora mangia solo quando serve. Si blocca, apre la bocca, poi la richiude. Mariolini fissa il piatto, poi fissa lei,e davanti a tutti, urla:’Mi fai schifo. Mangia, vacca.” Monica si alza,prende il piatto e glielo rovescia addosso, Il sugo rosso scivola sulla camicia bianca. La sala si gela, nessuno osa parlare. Lei esce correndo, lui resta seduto, immobile. Gli gnocchi sul petto. Da quella sera, Monica lo lascia, torna dai genitori, cambia numero, cerca di scomparire.Ma lui non si arrende, le scrive, la pedina, le promette che cambierà, la supplica, poi la minaccia. Inizia la spirale, il gioco malato, il dominio. Quello che Monica ancora non sa, è che Mariolini sta già preparando la trappola, sta scrivendo un libro, e in quell’ultima pagina, c’è anche il suo nome.

Monica

Nasce a Domodossola, nel 1971. Una cittadina chiusa tra i monti, dove l’inverno arriva presto e la gente impara a sopportare in silenzio. Monica Calò cresce così: educata, composta, con quella dolcezza che conquista tutti. È la prima di tre fratelli, studia, aiuta la madre, non alza mai la voce. A scuola la chiamano “la calma”, perché sorride sempre. A ventitré anni studia logopedia all’Università di Padova, vuole curare le parole degli altri, ma in fondo cerca di curare le sue. Chi la conosce la descrive come una ragazza allegra, solare, “una che sa ascoltare”. Ma dietro quella serenità si nasconde un vuoto che la divora piano. Monica non si è mai sentita abbastanza bella, abbastanza magra, abbastanza giusta. Davanti allo specchio stringe i fianchi. Ogni etto in più le sembra una colpa. Quando legge quell’annuncio sul giornale, nell’autunno del 1994, qualcosa la chiama. “Cerco una donna magrissima, anzi scheletrica.”Una frase assurda, ma per lei è come se qualcuno l’avesse guardata dentro. Per un istante non si sente sbagliata, c’è un uomo, da qualche parte, che desidera esattamente ciò che lei è, alza la cornetta e chiama. Da quel momento Monica non è più libera. Non lo sa ancora, ma ha appena risposto all’ossessione di un uomo che non le permetterà più di tornare intera. E quell’uomo, da oggi, ha un nome: Marco Mariolini.

Marco Mariolini

Nasce a Brescia, nel 1959. Cresce in una casa fredda, schiacciata da una madre autoritaria, dura, ingombrante. Il padre è assente, il silenzio è una lingua che impara presto. A scuola Marco è solitario, parla poco, guarda troppo. Colleziona riviste mediche, articoli sul corpo umano, scheletri anatomici, disegna ossa, vertebre, femori. Le forme magre lo ipnotizzano. A dodici anni ha già deciso: la carne è debolezza, la magrezza è purezza, non è un pensiero, è una religione. La prima volta che vede una ragazza anoressica in tv resta immobile per minuti, non riesce più a dimenticare quel corpo. Negli anni sviluppa un’ossessione che chiama “attrazione dimagrante”. Lo dice lui stesso, nei suoi scritti, piu’ una donna è magra, più diventa bella. Scheletrica, eterea, evanescente, esattamente tutto ciò che non è sua madre. La sua vita adulta è una rincorsa al controllo, aprirà una parafarmacia, poi scriverà un libro. Ma in tutto ciò che fa, c’è un unico filo conduttore: il dominio sul corpo femminile. Mariolini non vuole una compagna, lui vuole un’adepta. qualcuna che si sacrifichi, che obbedisca, che dimagrisca per lui. E quando Monica risponde a quell’annuncio, lui capisce di averla trovata. Nasce così il loro rituale: il diario del peso, la bilancia, la sottomissione.

Il patto del peso

Ogni mattina si svegliano e si pesano. È il primo gesto, come un rito. Marco tiene un diario, una colonna per i grammi, una per i giorni. Monica deve scendere, sempre. Ogni numero più alto è un’umiliazione, ogni etto in più è una colpa. Non è più amore, è una disciplina feroce, spacciata per devozione, le toglie il pane, poi la frutta, poi il riso. Solo verdure crude, acqua. Poche parole. La osserva mentre si spoglia, la misura con gli occhi, l’addome piatto lo esalta, le scapole sporgenti lo eccitano. Quando pesa meno di 39 chili, lui scrive: “Perfetta. Così devi restare.” Monica adesso non ride più. È pallida, stanca, cammina piegata, quando prova a dire che sta male, lui le urla addosso, le dice che ingrassare è tradirlo, che senza di lui non è nulla. Inizia a perdere i capelli, a non dormire, a chiudersi al mondo. La famiglia non sa, gli amici non capiscono, lei dice che va tutto bene, ma dentro, sta scomparendo. Un giorno Monica trova il diario, lo apre e legge. E una lunga discesa verso il nulla, quello non è amore, è controllo, è fame. E da quel momento, nulla sarà come prima.

L’ultima trappola

Monica lo lascia. Dopo mesi di ossessione, dopo la cena dell’umiliazione, trova il coraggio. Scompare, cambia numero, si rifugia dai genitori, Monica torna respirare, Mariolini va in frantumi. Scrive lettere, telefona a casa, le manda regali, la supplica. Poi minaccia il suicidio, per settimane, Monica resiste. Ma dentro ha ancora fame d’amore. Ha ancora la voce di lui che la chiama “perfetta”. Quando la madre lo vede bussare sotto casa, le mani giunte, il viso tirato, la implora di non aprire, ma lei apre, così lui promette: “Cambierò., ti amerò senza condizioni, nessuna dista, niente più peso.” Le dice che è pronto a tutto, pur di non perderla e Monica ci crede. Accetta di rivederlo, una sera, per parlare, una sola sera. È il gennaio del 1998, e Monica sta salendo sulla macchina dell’uomo che ha giurato di amarla. La porta a fare un giro, le tiene la mano e le chiede scusa. Poi le propone di andare sul lago, di guardare le stelle, di ricominciare. Lei esita, poi dice sì. Non sa che quello sarà il suo ultimo viaggio.

La lama nella mente

Lui guida. Fuori è notte, Monica è accanto, il viso stanco, gli occhi che tremano, non parla. Lui sì, le dice che ha pensato tanto. Che forse non riuscirà mai a essere quello che lei vuole, ma che l’ama, glielo ripete. Lei scende, fa pochi passi, lui la segue. Ha il coltello in tasca, lo ha preso da casa, un coltello da cucina, con la lama affilata. Lo ha portato “perché sì”, dirà poi. I Non è un raptus, non è follia, è una decisione,Fredda,spietata. Le si avvicina, le dice una frase che lei non capisce,poi la abbraccia. E mentre la stringe, estrae il coltello. Un solo colpo, netto, alla gola. Lei cade, lui la prende tra le braccia. Le chiude gli occhi,la lava, la pettina, la spoglia. Poi guida fino al lago di Pusiano. Depone il corpo tra i rami e la sistema con cura come se fosse ancora viva. Poi risale in macchina,accende la radio e guida via. Ma c’è qualcosa, dentro di lui, che ora non sa più tacere, lo porterà dritto verso la fine.

La confessione

È il 9 gennaio 1998, sono passati due giorni, Marco Mariolini entra nella caserma dei carabinieri di Brescia,si siede, chiede di parlare con un ufficiale. Poi: “Ho ucciso la mia ragazza. L’ho sgozzata. L’ho fatto per amore.” Lo dicono con calma, i verbali. I militari lo ascoltano, chiedono dettagli e lui li da. Dice che Monica era l’unica donna che avesse mai amato,che l’ha portata alla perfezione e che quando ha capito che stava per perderla,l’ha voluta sua per sempre. Per lui, è un delitto estetico. Un gesto “coerente”. Dice che l’ha deposta tra i rami con rispetto, che mentre la spogliava le ha parlato e che voleva che restasse bella e leggera. I carabinieri non riescono a seguirlo, una freddezza inquietante, davanti a loro c’è un uomo che racconta un omicidio come fosse una scultura. Ma la scultura è finita, ora restano solo il vuoto e il processo.

La leggerezza del male

Marco Mariolini viene condannato. Trent’anni di reclusione per omicidio volontario aggravato. La sua difesa tenta la strada della semi-infermità mentale. Ma non basta, Marco era lucido, calmo e padrone del gesto. In carcere scrive lettere, dice che ama ancora Monica, che voleva solo liberarla dal peso, che la bellezza vera è nell’assenza e che la morte è una forma d’amore. Nel 2009 pubblica un libro, lo intitola “Il Diario di un uomo peso”. Dentro racconta tutto, senza rimorso. Parla di lei come di un’opera, Dice di averla scolpita col cibo e poi col coltello. I familiari di Monica non vogliono parlare. La madre ha detto solo una frase: “La mia bambina è morta due volte. La prima per fame. La seconda per amore.” Oggi Mariolini non è libero. È ancora detenuto, dopo che nel 2020 la sua richiesta di scarcerazione è stata respinta. Resta l’immagine di quell’uomo ossessionato dalla purezza, che voleva cancellare la carne in nome dell’ideale. E allora viene da chiederselo, sottovoce, come davanti a un altare profanato: quanto può pesare il male, quando si traveste d’amore?
prova
cropped-favicon-sn24.png
Condividi

Articoli correlati