
Dall’opposizione solitaria a dettare la linea alla maggioranza. In politica i vuoti non esistono: se si creano, qualcuno li occupa. A Cagliari ci pensa Giuseppe Farris. Consigliere civico di lunghissimo corso, formalmente all’opposizione. Nei fatti, sempre più perno dell’indirizzo politico cittadino. Perché quando il sindaco scompare dal radar politico e l’opposizione tace, resta chi pone le questioni sul tavolo. Il risultato è un Comune dove la linea non la detta chi governa, ma chi dovrebbe controllare.
Farris, in questo scenario, svolge un ruolo che ricorda quello del cardinale camerlengo: gestisce, interviene, indirizza. Non per investitura, ma per assenza altrui. E quando la “sede” è di fatto vacante, qualcuno deve pur tenere in piedi la baracca. Il caso dello stadio è emblematico. Forte di un’esperienza che inizia negli anni ’90 Farris solleva rilievi puntuali, tecnici e politici. Non per bloccare il progetto, ma per evitare che l’interesse pubblico venga sacrificato. Tema centrale: il canone. Per lui irrisorio. Arriva la replica dell’assessore Giuseppe Macciotta. Toni eleganti, lessico raffinato, ma sostanza inequivocabile: i rilievi sono fondati. Tanto che lo stesso assessore annuncia una controproposta della Giunta. Traduzione: l’amministrazione corregge la rotta seguendo le indicazioni dell’opposizione. Anzi, di un solo consigliere: esperto ma comunque uno solo. Quelle osservazioni hanno fatto breccia anche tra i consiglieri di maggioranza, sempre meno disposti a mettere la firma su operazioni percepite come sbilanciate nella gestione di beni e risorse pubbliche. Così, mentre chi dovrebbe governare resta in silenzio o in ritardo, c’è chi prende spazio, impone temi, orienta scelte. E il centrodestra muto impara la lezione di Farris.


