
Almeno 2 dei 6 gigawatt di energia rinnovabile assegnati alla Sardegna entro il 2030 dovrebbero essere prodotti attraverso grandi impianti di proprietà pubblica. È la proposta avanzata da Alberto Urpi, consigliere regionale di Sardegna al centro 2020 e sindaco di Sanluri, che invita la Giunta a coinvolgere direttamente gli enti locali nella transizione energetica dell’Isola. Secondo il progetto, la Regione dovrebbe finanziare gran parte degli interventi, affidandone la realizzazione e la proprietà a Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana, consorzi industriali e società interamente pubbliche come Enas, Abbanoa e Igea. “La transizione energetica non è più un’opzione, ma una strada obbligata. La Sardegna deve decidere come percorrerla e quale ruolo assumere nel proprio futuro energetico”, sottolinea Urpi. Secondo il consigliere, le risorse necessarie potrebbero essere individuate nei fondi derivanti dalla vertenza sulle entrate, nel Fondo per lo sviluppo e la coesione e nel PNRR. L’obiettivo sarebbe quello di utilizzare una parte della disponibilità finanziaria regionale per costruire un patrimonio energetico pubblico, capace di produrre benefici duraturi per i territori.
Urpi sottolinea il ruolo strategico degli enti locali, che conoscono le esigenze delle comunità e possiedono competenze nella gestione di servizi e infrastrutture. Il modello proposto prevede quindi che la Regione garantisca i finanziamenti, mentre gli enti pubblici realizzino gli impianti e ne conservino la proprietà. “I territori devono essere protagonisti della produzione di energia rinnovabile e non subire il cambiamento, come sta accadendo oggi. I beneficiari finali devono essere i cittadini sardi”, evidenzia. Per Urpi, una forte presenza pubblica consentirebbe alla Sardegna di governare la transizione energetica, contrastare le iniziative speculative e diventare un modello per le altre regioni italiane. “Oggi disponiamo di risorse importanti e possiamo avviare una transizione al fianco dei Comuni e del sistema pubblico. Se possiamo farlo adesso, perché non scegliere di farlo?”, conclude.