
Quanto si investe nella scuola e in quali condizioni si studia: sono le domande che gli studenti hanno portato oggi, venerdì 16 ottobre, nelle strade di numerose città italiane. Il “No Meloni Day” riunisce la contestazione delle politiche del governo, la richiesta di risorse per l’istruzione e l’opposizione all’aumento delle spese militari. Dopo le occupazioni dei giorni scorsi, la mobilitazione si è allargata alle piazze, con cortei segnati in alcuni casi da violenze e interventi della polizia. Le ragioni della protesta assumono accenti diversi nei territori. A Milano gli studenti hanno contestato soprattutto il tetto agli alunni stranieri nelle classi, rivendicando una scuola capace di accogliere. Oltre cinquemila i partecipanti secondo gli organizzatori; concluso il corteo, è stato occupato l’edificio dell’ex obitorio in via Sforza, vicino all’Università Statale.
A Cagliari i temi sono i problemi agli edifici e presenza di topi negli istituti. La richiesta rivolta alle istituzioni è di poter seguire le lezioni senza dover affrontare anche emergenze igieniche e carenze di manutenzione. Sul punto si è registrata anche la dura presa di posizione del sindaco di Quartu Sant’Elena, Graziano Milia, che ha puntato il dito sui ritardi degli interventi di disinfestazione della Città Metropolitana, guidata dal sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Milia chiama in causa anche il predecessore dell’attuale primo cittadino del capoluogo, Paolo Truzzu, ma invita Zedda a un’azione congiunta con gli altri sindaci per quelle che ritiene essere delle inefficienze della Proservice, alla quale sono affidati tali interventi.
Nel capoluogo sardo circa seicento studenti si sono radunati in piazza Garibaldi, muovendosi poi verso il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma. Una grande bandiera dei Quattro Mori apriva la marcia, accompagnata dallo slogan “Soldi alla scuola, non alla guerra”. In piazza Costituzione lo scoppio di alcuni petardi ha provocato la reazione degli stessi organizzatori, che hanno preso le distanze e ribadito la natura pacifica dell’iniziativa. Gli episodi più gravi si sono registrati in altre città. Nella capitale, davanti al ministero dell’Istruzione, sono stati lanciati oggetti e bombe carta verso le forze dell’ordine: secondo la Questura, ad agire è stato un gruppo ristretto di persone con il volto coperto. A Torino la polizia ha impiegato gli idranti in piazza Castello durante i disordini, con lanci di pietre contro gli agenti. A Bologna ci sono state tensioni davanti alla stazione e disagi alla circolazione lungo il percorso dei manifestanti.


