Portuali, il 30 ottobre sciopero internazionale contro il riarmo

I sindacati di sei Paesi lanciano la mobilitazione
Il 30 ottobre la mobilitazione dei portuali

Fermare il passaggio di armamenti attraverso i porti e riportare salari e servizi pubblici al centro delle scelte politiche. Sono gli obiettivi della mobilitazione internazionale dei lavoratori portuali convocata per il 30 ottobre. A promuoverla è una rete sindacale che rappresenta addetti di oltre quaranta scali europei e mediterranei. Ogni organizzazione definirà le modalità della protesta nel proprio Paese, compreso il ricorso allo sciopero. L’iniziativa prosegue il percorso avviato con la protesta di febbraio e rilanciato durante l’incontro sindacale di maggio a Istanbul. Accanto all’USB partecipano organizzazioni di Francia, Grecia, Paesi Baschi, Marocco e Turchia. Alla rete ha aderito anche ORSA Porti di Gioia Tauro. La piattaforma contesta l’impiego degli scali nella logistica militare e chiede di impedire il transito di armi e truppe verso i conflitti. Sul fronte palestinese, i promotori domandano la fine di quello che definiscono un genocidio e il riconoscimento di uno Stato indipendente nei confini del 1967, con capitale Gerusalemme Est. Alla protesta contro il riarmo si affiancano richieste di aumenti retributivi, stabilità occupazionale e riduzione degli orari. Per i sindacati, anche l’automazione deve essere affrontata tutelando posti e diritti. La giornata punta così a unire l’opposizione alla guerra con le vertenze quotidiane sulle banchine.

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