

Costantino Nivola non ha lasciato soltanto opere: ha immaginato forme capaci di abitare lo spazio e di cambiarne il significato. A Orani questa idea prese corpo anche nel Pergola Village, il progetto concepito nel 1953 per collegare le case con pergolati e trasformare le strade in luoghi d’incontro. Oggi, mentre la Triennale di Milano gli dedica una grande retrospettiva, quel progetto torna a parlare del suo autore e del paese da cui era partito.
Per Claire Nivola, figlia dell’artista, la mostra è “la realizzazione di un nostro sogno”. Dalla sua casa di Boston racconta un’attesa familiare e restituisce un ritratto che non separa l’opera dal carattere: un uomo autentico, immediato, incapace di fingere che il mondo fosse «tutto bello e perfetto». Era nato in povertà, ricorda, e proprio da uno sguardo lucido sulla realtà traeva la capacità di trasformare ciò che era «un po’ grigio, un po’ severo» in qualcosa di più poetico.
Questa tensione attraversa una ricerca ampia, che si muove dal disegno alla scultura e cambia materia senza perdere coerenza. A Milano, il percorso espositivo offre l’occasione di misurarne la portata: non un artista da ricondurre a una sola tecnica o a una sola stagione, ma una figura capace di tenere insieme invenzione formale e attenzione allo spazio vissuto.
Il Pergola Village è forse il punto in cui questa visione si mostra con maggiore evidenza. Nivola aveva pensato per Orani un’architettura quotidiana, fatta di ombra, connessioni e relazioni: le pergole verdi e una fascia azzurra sulle facciate avrebbero reso visibile il legame tra gli abitanti. Ripreso da Stefano Boeri Architetti e rilanciato dal Comune, il progetto conserva una domanda attuale: come può l’architettura contribuire a fare comunità?
Claire ricorda anche un dettaglio concreto, quasi domestico: quando Orani fu il luogo più caldo d’Italia, pensò a quanto sarebbe stato utile avere un po’ d’ombra. È in questa distanza breve tra l’idea e la vita che si riconosce la forza del progetto di Nivola: una visione ambiziosa, ma nata dai bisogni reali delle persone.
La retrospettiva alla Triennale, visitabile fino a febbraio, segna un passaggio importante per la conoscenza dell’artista. Ma per la figlia il percorso non è concluso: il suo desiderio è che venga realizzato in America un libro in inglese dedicato al padre, capace di portarne l’opera a nuovi lettori. Da Orani a Milano, e da lì verso un pubblico internazionale: la traiettoria di Nivola continua ad allargarsi. (Elena Carta)


