A Roma la presentazione de “La rivoluzione gentile” di Ugo Cappellacci

Evento con Gianni Letta e Rita Dalla Chiesa
La presentazione del libro a Roma

Non uno slogan, ma un metodo. Non una postura comunicativa, ma una disciplina della responsabilità. È questo il cuore del messaggio lanciato da Ugo Cappellacci durante la presentazione romana del suo libro “La rivoluzione gentile – verso la leadership della gentilezza”, andata in scena al Teatro de’ Servi davanti a una platea attenta e a ospiti di primo piano. Accanto al presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera, figure di rilievo come Gianni Letta, già sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, e la deputata Rita dalla Chiesa, con la conduzione affidata a Licia Colò. Un dialogo che ha messo al centro non tanto un programma politico, quanto una riflessione più profonda sul senso della leadership e sul rapporto tra istituzioni e cittadini. Il passaggio più significativo dell’intervento di Cappellacci è quello che definisce il perimetro etico della sua proposta: “La leadership della gentilezza non è debolezza. È la forma più esigente della responsabilità. E la responsabilità, per essere tale, rifiuta ogni forma di autoassoluzione.” Una frase che racchiude l’impostazione del libro e che segna una distanza netta da una politica autoreferenziale, più incline a giustificarsi che a mettersi in discussione. Nel suo ragionamento, la gentilezza non è sinonimo di accondiscendenza, ma coincide con il rispetto della verità. E la verità, in politica, implica assumersi fino in fondo il peso delle decisioni e dei risultati, senza cercare alibi. “Quando i cittadini si esprimono – ha spiegato – il compito di chi rappresenta non è proteggersi. È ascoltare”. Da qui una delle frasi più incisive dell’incontro: “Un rappresentante che non ascolta non rappresenta: occupa.”

Le tappe

Il tema dell’ascolto diventa così il primo requisito della leadership. Senza ascolto, avverte Cappellacci, la politica perde contatto con la realtà e si riduce a “amministrazione del rumore”. Una critica implicita a un certo modo di fare politica, dominato dalla comunicazione più che dalla comprensione dei bisogni reali. La rivoluzione gentile, ha chiarito l’autore, non è un manifesto ideologico né un progetto di parte, ma un invito a ripensare il modo in cui si esercita il potere pubblico. Una leadership che “comprende prima di rispondere”, che costruisce fiducia invece di cercare giustificazioni, e che considera la fiducia non come qualcosa di dovuto, ma come un risultato da conquistare ogni giorno.L’iniziativa romana rappresenta solo una tappa di un percorso più ampio. Il progetto proseguirà nei prossimi mesi con incontri in tutta la Sardegna e in diverse città italiane, da Milano a Verona fino a Cosenza, con l’obiettivo di aprire un confronto diffuso sui valori della vita pubblica.

La scuola di leadership gentile

Dal libro nasce anche una Scuola di leadership gentile: un percorso formativo online, gratuito e aperto a tutti, che coinvolgerà esponenti della politica, della cultura e della società civile. Un modo per tradurre i principi in pratica, formando una nuova classe dirigente capace di coniugare competenza e responsabilità. In un tempo segnato da sfiducia e distanza tra cittadini e istituzioni, il messaggio di Cappellacci punta a ricostruire quel legame partendo da un presupposto semplice ma impegnativo: la politica torna ad essere servizio quando smette di difendersi e ricomincia ad ascoltare.

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