Aeroporti, grandi manovre italiane: Milano mette le mani su Torino ma la maggioranza resta pubblica

I fondi di Borsa ridisegnano gli equilibri degli scali: in Sardegna la Regione sarà in minoranza?
L’aeroporto di Torino

Le grandi manovre negli aeroporti italiani passano dai tavoli degli azionisti. Al centro ci sono progetti di aggregazione, nuovi investitori e una domanda che accompagna ogni operazione: chi deciderà il futuro degli scali? Il possibile matrimonio tra Milano e Torino e il percorso, ancora controverso, degli aeroporti sardi raccontano due capitoli di questa trasformazione. Nel Nord-Ovest il dossier riguarda SEA, che gestisce Malpensa e Linate, e SAGAT, la società dell’aeroporto di Torino Caselle. Lo studio di integrazione, emerso ad agosto, punta a coordinare lo sviluppo dei tre scali e i rispettivi investimenti. L’operazione non risulta ancora conclusa e arriva dopo il mancato approdo dell’ipotesi di unione tra SEA e SACBO, gestore di Bergamo Orio al Serio. Il nodo è l’equilibrio tra capitale pubblico e privato. Secondo quanto riportato dall’agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor il 12 agosto 2026, l’integrazione tra SEA e SAGAT prevederebbe il mantenimento della maggioranza in mano al Comune di Milano, che possiede il 54,8% di SEA. Si tratta dell’assetto prospettato per il progetto, non dell’esito di una fusione già perfezionata. Il sindaco Giuseppe Sala ha subordinato l’interesse dell’amministrazione alla creazione di benefici economici e sociali per entrambi i territori e alla tutela dell’assetto societario. Torino, invece, non è più azionista di SAGAT: può chiedere garanzie sul futuro di Caselle, ma non dispone del peso societario di Milano.

Dietro questi movimenti ricorre il nome di F2i. I fondi gestiti dalla società hanno partecipazioni nei gestori di otto aeroporti: Malpensa, Linate, Torino, Napoli, Salerno, Trieste, Olbia e Alghero. Una presenza che attraversa il Paese e rende il gruppo uno dei protagonisti delle strategie di investimento nelle infrastrutture aeroportuali. Un altro tassello è il possibile ingresso di CDP Equity, controllata da Cassa Depositi e Prestiti, nel capitale di 2i Aeroporti. L’intesa preliminare annunciata il 13 maggio da F2i e Asterion prevede una quota dell’8,9% per CDP Equity, con F2i al 50,1% e Asterion al 41%. L’obiettivo dichiarato comprende nuove opportunità di investimento in Italia e in Europa, anche attraverso processi di privatizzazione. Anche in questo caso, l’annuncio riguarda un percorso da completare, non certifica da solo la conclusione dell’operazione.

In questo scenario si colloca la Sardegna. Il progetto coinvolge Sogaer, Geasar e Sogeaal, le società che gestiscono Cagliari, Olbia e Alghero. Il documento preliminare sottoscritto il 29 aprile da Regione, Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, Fondazione di Sardegna e F2i delinea il possibile conferimento della partecipazione camerale in Sogaer nella capogruppo del sistema e l’ingresso della Regione nella holding. La finalità indicata è costruire una rete capace di coordinare gli scali e valorizzarne le diverse vocazioni. Il percorso amministrativo sardo – ancora non chiaro anche se 30 milioni di euro la Regione li ha stanziati – è però segnato da contestazioni politiche e verifiche. Il centrodestra ha chiesto chiarimenti sulla trasparenza delle scelte, sul coinvolgimento del Consiglio regionale e sulle garanzie per il controllo pubblico. Il 30 settembre L’Unione Sarda ha inoltre riferito dell’apertura di un’inchiesta della Procura di Cagliari sul progetto di fusione e privatizzazione. La notizia riguarda accertamenti in corso, dai quali non si possono anticipare conclusioni su eventuali responsabilità.

L’ultimo chiarimento della Regione è arrivato l’8 ottobre. L’assessora dei Trasporti Barbara Manca ha confermato l’obiettivo dell’integrazione, precisando che nessuna fusione è stata perfezionata e che il documento preliminare non trasferisce quote né obbliga già la Regione a entrare nella holding. Il modello approfondito prevede una rete sottoposta a designazione ministeriale, con le società operative che possono conservare concessioni e gestione quotidiana. Secondo Manca, il presidio pubblico può essere assicurato attraverso regolazione, vigilanza e indirizzo anche senza una maggioranza pubblica nella holding. È qui che emergerebbe la differenza politica tra i due progetti. Per Milano-Torino le indicazioni riportate da Radiocor prospettano il mantenimento della maggioranza pubblica milanese; in Sardegna la Regione richiama soprattutto i poteri istituzionali e regolatori. Sono strumenti diversi, il cui peso effettivo dovrà essere valutato negli accordi definitivi.

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