
Tra il 2014 e il 2024 la Sardegna ha perso circa 100 mila residenti. Un dato preoccupante, che prevede ogni anno un meno 8.314 abitanti. E’ come se dopo un giro di calendario sparisse un paese delle dimensioni di Dorgali.
L’isola, inoltre, si piazza all’ultimo posto in Italia per tasso di fecondità: niente ringiovanimento della popolazione, i sardi hanno in media 48 anni.
Secondo le statistiche dell’Istat le aree più colpite dallo spopolamento sono le zone interne, le montagne del Gennargentu e le aree collinari.
Le coste mantengono una maggiore densità di popolazione: questa dinamica provoca il cosiddetto “effetto ciambella” con la grande maggioranza degli abitanti schiacciati nelle aree vicino al mare mentre, invece, vaste zone interne sono quasi disabitate. Le province di Nuoro e Carbonia-Iglesias sono particolarmente interessate da questo fenomeno.
La generazione Z ( i ventenni di oggi) e le famiglie con figli sono le fasce più interessate. Le cause che spingono le persone a spostarsi nelle aree urbane sono principalmente la mancanza o la distanza dai servizi, l’assenza di opportunità lavorative e la precarietà dei trasporti pubblici dell’Isola. Con i mezzi pubblici, i sardi non riescono a spostarsi in meno di due ore da un piccolo comune a un capoluogo di provincia.


