
“Non è affatto una teoria scientifica seria e rigorosa.”. Con queste parole Antonino Zichichi, scomparso ieri all’età di 96 anni, aveva duramente criticato le tesi di Charles Darwin nella sua ultima intervista concessa al “Corriere della Sera”. Una posizione che, dopo la notizia della sua morte, è tornata a circolare con forza nel dibattito mediatico. Per il celebre fisico, la teoria dell’evoluzione non rispondeva ai criteri fondamentali del metodo scientifico. “La scienza è tale quando la realtà delle cose è dimostrabile – spiegava – e questo, con l’evoluzione di Darwin, non accade.” Zichichi contestava in particolare l’assenza di una spiegazione completa sul passaggio dalla materia inerte alla materia vivente e, successivamente, alla sola forma di vita dotata di ragione: l’uomo.
Secondo il professore, questi limiti collocavano l’evoluzionismo su un piano non troppo distante da discipline prive di fondamento scientifico, come l’astrologia, definita apertamente “un male che provoca solo danni.” Un giudizio netto, che negli anni ha suscitato reazioni contrastanti nella comunità scientifica, dove la teoria darwiniana resta uno dei pilastri della biologia moderna. Nella stessa intervista, Zichichi affrontava anche il tema del riscaldamento globale, sollevando ulteriori polemiche. Pur riconoscendo un contributo dell’uomo, il fisico ridimensionava la responsabilità antropica, attribuendo il fenomeno soprattutto a cause naturali di lunga durata. “Guardiamo alla storia del pianeta – ammoniva – e vedremo le mille condizioni diverse che ha attraversato. Non ci si può limitare ai soli dati raccolti oggi e incolpare senza se e senza ma l’azione umana.” Le posizioni di Antonino Zichichi, spesso controcorrente e volutamente provocatorie, riflettono una visione della scienza rigorosa, ancorata a un’idea forte di dimostrabilità sperimentale. Opinioni che hanno diviso, talvolta irritato, ma che hanno anche alimentato un dibattito necessario sul confine tra fede nei modelli scientifici e spirito critico. Nel bene e nel male, Zichichi ha incarnato fino all’ultimo il ruolo dello scienziato che non accetta verità per consenso, ricordando che la scienza, per sua natura, vive di domande, non di dogmi.


