Bekaert, vertenza difficile. Mereu (Cgil) «I belgi non venderanno lo stabilimento ai cinesi per questioni geopolitiche»

La presidente Todde scrive al Governo: «Difendere quasi 300 posti di lavoro»
Marco Mereu, segretario Fiom Cgil a Cagliari

“La situazione è molto, molto seria. Serve un miracolo, o poco meno. Altrimenti finiremo tutti senza lavoro”. Il mondo globalizzato funziona così: una crisi internazionale colpisce un apparato dell’economia e una multinazionale situata chissà dove taglia uno dei suoi stabilimenti sparsi per il globo. Capita stavolta che il comparto sia legato alla vendita di auto e che una società belga, la Bekaert, decida di chiudere la fabbrica di Macchiareddu, zona Cagliari. E improvvisamente centinaia di buste paga sono in estremo pericolo.

Non è solo una vertenza industriale, ma una partita che intreccia geopolitica, strategia d’impresa e tenuta sociale. Lo stabilimento Bekaert di Macchiareddu, 237 dipendenti diretti e circa 50 nell’indotto, è quindi da dopodomani ufficialmente in vendita. Dall’1 ottobre una società internazionale inizierà a sondare il mercato.

Il veto sui cinesi

Dietro la formula tecnica della “cessione di ramo produttivo” c’è una novità che i lavoratori hanno colto subito: Bekaert non intende vendere a quattro grandi gruppi cinesi concorrenti. «La multinazionale ha posto un vincolo chiaro: niente trattative con i colossi cinesi dell’acciaio, per motivi geopolitici», spiega Marco Mereu, segretario della Fiom Cgil di Cagliari. Un’informazione che non compare nei comunicati ufficiali ma che pesa sull’orizzonte della trattativa. Peccato che i cinesi siano anche quelli che stanno investendo di più nel settore.

Mereu aggiunge un secondo tassello: i possibili acquirenti potrebbero essere realtà asiatiche di India, Thailandia e Corea, «ma nessun nome è stato ancora messo sul tavolo». Nel frattempo il sindacato chiede garanzie immediate: «Pretendiamo che Bekaert resti finché non c’è un compratore e che la procedura sia seguita da un soggetto terzo di controllo. Non vogliamo un nuovo Figline Valdarno». Il riferimento è alla chiusura del 2018 in Toscana, quando la fabbrica fu smantellata senza alternative concrete.

"E' una vertenza nazionale"

La Regione ha raccolto l’allarme. Questa mattina, dopo un doppio incontro con Confindustria e sindacati, l’assessore all’Industria Emanuele Cani ha annunciato che la presidente Alessandra Todde ha inviato una nota al ministero delle Imprese e del Made in Italy per chiedere la convocazione urgente di un tavolo nazionale. «La decisione di dismettere lo stabilimento – ha dichiarato Cani – significa che la multinazionale sceglie di lasciare non solo la Sardegna ma l’Italia, a vantaggio di altri stabilimenti europei. È una questione di interesse nazionale, che va portata anche a livello europeo».

"Faremo in modo che Bekaert resti in Sardegna"

Lo stabilimento di Macchiareddu è l’unico in Italia a produrre steel cord, le cordicelle in acciaio che rinforzano i pneumatici. Oggi circa il 90% della produzione è destinata a Bridgestone. In cinquant’anni di storia, passando da Ferrofin a Bridgestone e poi a Bekaert, ha conosciuto solo investimenti limitati. L’ultimo, un impianto fotovoltaico per ridurre i costi energetici, non basta a bilanciare la pressione delle bollette e i trasporti tre volte più cari rispetto ai concorrenti continentali.

«Come Regione – ha concluso Cani – abbiamo a cuore il futuro dei quasi 300 lavoratori che gravitano intorno a questa realtà e metteremo a disposizione tutti gli strumenti possibili per fare in modo che Bekaert resti in Sardegna».

prova
cropped-favicon-sn24.png
Condividi

Articoli correlati