
Chissà quanti ragazzi, prima di sostenere un esame universitario, avranno rivolto lo sguardo verso quell’angolo nascosto nel centro storico di Cagliari per invocare un aiuto dall’alto. Qualcuno, a risultato ottenuto, dimentica poi di raccogliere i resti dei festeggiamenti “pirotecnici” per l’agognata laurea. Dopo 43 anni, la Cappella di San Giuseppe, incastonata nella salita che conduce verso l’Ospedale Civile, è stata rimessa in sesto con un contributo regionale di 100 mila euro e il 27 novembre, alle 18.30, verrà restituita al culto con una messa solenne celebrata dall’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, e con un concerto di musica classica del gruppo Affabre.
Una nuova vita non solo per la chiesa, edificata negli anni Trenta grazie al benefattore biellese Giuseppe Sola, ma anche per i rioni storici di Cagliari – evidenzia con soddisfazione il professor Franco Manca, che da un anno presiede gli Istituti Riuniti di Ricovero Minorile, artefice del restauro. “Restituiamo uno spazio alla città, ma questa è una tappa significativa di un percorso più ampio che, con il rilancio della nostra fondazione, si caratterizza per una presenza attiva volta a favorire l’integrazione sociale. Con il sostegno di un bando della Fondazione di Sardegna, abbiamo attivato una serie di percorsi nelle scuole per l’integrazione sociale nei rioni storici, con particolare attenzione ai bambini delle scuole elementari e ai figli di migranti nati in Sardegna. L’offerta varia dai corsi di falegnameria alle materie tecnologiche, fino alle scuole di teatro. Abbiamo coinvolto oltre 100 bambini, ma le domande erano molte di più. La fondazione si è già attivata per ampliare l’offerta”.
Uno dei fiori all’occhiello è la “Città dei talenti”, perché – evidenzia Manca – “ogni persona ha un talento e bisogna avere la capacità di scovarlo per valorizzarlo. Attualmente impegniamo in questo percorso 24 ragazzi adolescenti con alle spalle storie difficili. Vogliamo valorizzare le loro competenze affinché possano proseguire il loro cammino di vita senza imboccare strade sbagliate. “Confidiamo di aprire al più presto anche una casa-famiglia, che ospiterà sei ragazzi provenienti dai Comuni o giovani in uscita dal carcere minorile, giunti alla fine della pena”.
Il futuro parte da una realtà consolidata: l’asilo nido e la scuola dell’infanzia resteranno centrali nell’attività della fondazione: attualmente sono 104 i bambini che frequentano il plesso di via San Giorgio e quello di via Basilicata. L’ambizione è quella di restituire un altro spazio alla città: il plesso di via San Vincenzo. La fondazione pensa a una riapertura con una funzione sociale per la comunità e, trovandosi in una zona a forte vocazione universitaria e dotato di aule, può dare un nuovo impulso alla rivitalizzazione del centro storico. “Rilanciamo una fondazione senza scopo di lucro che per la città di Cagliari è un simbolo – prosegue Manca – perché migliaia di persone hanno frequentato gli asili gestiti un tempo dalle Suore della Carità”. Quel cuore sociale che un tempo dava conforto, istruzione e offriva opportunità alle persone ha ricominciato a battere. (Alessandro Serra)