Chiara Obino, bronzo mondiale a 106 metri e una vita tra studio dentistico e apnea
La dentista cagliaritana racconta come bilancia lavoro, allenamenti e gare internazionali
Come riesce a conciliare una carriera sportiva così intensa con il tuo lavoro da dentista?
È una vita da equilibrista, mi sento una funambola che cammina sulla corda da sempre. Il mio lavoro è molto impegnativo: gestisco uno studio dentistico grande, con diversi dipendenti, quindi la complessità è alta. Cerco di dare la priorità alle cose giuste nei momenti giusti: durante la stagione agonistica lo sport riceve attenzioni maggiori, negli altri periodi invece prevale il lavoro. In realtà sarebbe più difficile mollare che continuare: è un equilibrio che, anche se faticoso, mi dà senso.
Detiene anche un record italiano in monopinna a -92 metri. Che differenze trova tra allenarsi in mare e in lago?
Le differenze sono enormi, soprattutto per la galleggiabilità dovuta alla salinità. In mare, con una muta da 3 mm, utilizzo 1,8 kg di zavorra, mentre in lago con la stessa muta scendo con appena 300 grammi.
Cambia anche tutto l’ambiente: nel lago l’acqua è molto fredda, sotto i 30 metri scende sotto i 10 gradi. Performare in acidosi metabolica (accumulo di acido lattico dovuto allo sforzo e alla carenza di ossigeno) e al freddo è durissimo, soprattutto quando devi ripetere tuffi massimali. Inoltre, non c’è praticamente visibilità: scendo con una pila e devo tenere la testa dritta, altrimenti non vedo più nulla.
Quanto conta la preparazione mentale in uno sport come l’apnea?
Conta tantissimo. La parte psicologica è una componente tecnica vera e propria. C’è una parte di automatismo, ma non si può improvvisare: la performance è fisicamente stressante e serve costruire una dinamica mentale già consolidata. Gran parte del lavoro si fa a secco: molto dialogo interno, costruzione del pensiero positivo, visualizzazione e concentrazione. Nei giorni prima della gara faccio sessioni di richiamo mentale, sia di tipo meditativo che attivo.
Inizio la preparazione fuori dall’acqua due ore e mezza prima della prova: tutto serve per arrivare al momento del tuffo con la mente già “in acqua”, pronta a sostenerti quando il corpo è sotto pressione.
Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi?
Ho 49 anni e sono ancora qui, e questo già mi rende felice. Farò un’altra stagione agonistica: voglio superare i 110 metri, è un obiettivo realistico ma dipenderà dal tempo che avrò per allenarmi.
Valuterò se partecipare al prossimo mondiale o concentrarmi su altre gare internazionali con preparazioni più gestibili dal punto di vista organizzativo e logistico. Ora è iniziata la preparazione invernale, il momento in cui si costruiscono le basi: vedremo cosa porterà la prossima stagione.
(Articolo di Alessio Ghiani)