Concessioni balneari, la Gallura scoppia: Sud Sardegna ancora a bassa densità

Concessioni balneari a Villasimius

Spiagge attrezzate, chioschi, noleggi, ristoranti sul mare: in Sardegna il turismo balneare è un motore che non si ferma. Ma i numeri del 2025 raccontano una verità scomoda: l’Isola è spaccata in due. Da un lato la Gallura, dove la costa è ormai una linea continua di concessioni; dall’altro il Sud, dove la densità resta contenuta anche nei tratti più turistici.
Il dato regionale è chiaro: 1.531 concessioni turistico-ricreative attive, comprese quelle per stabilimenti, sport acquatici, ristorazione e noleggi. Ma a far rumore è la distribuzione: oltre 4 concessioni su 10 si trovano concentrate in pochi comuni della Gallura, da Palau a Budoni.

Da sempre si vagheggia di trasformare l’offerta balneare gallurese in quella riminese. Impensabile: il versante è completamente diverso. Niente lunghe spiagge, ma calette e piccole baie incastonate in una costa frastagliata, spezzettata. Su 302 km di costa, la parte gallurese che va da Palau a Budoni conta 660 concessioni: più di 2 ogni chilometro. Una densità altissima, con un’incidenza del 218%. Ma quel dato, già rilevante, non restituisce la reale pressione sul territorio. I 302 chilometri non sono affatto composti tutti da litorali sabbiosi. Fatta eccezione per La Cinta a San Teodoro, non esistono spiaggioni chilometrici. Il risultato? Le concessioni si concentrano su tratti brevissimi e accessibili, con un impatto reale ben più elevato di quello indicato dai numeri ufficiali. Eppure, questo dato – la reale estensione delle spiagge fruibili – non è rilevabile da fonti regionali, nonostante sia probabilmente il più significativo.

Nel Sud, invece, i comuni da Arbus a Villaputzu contano insieme 374 concessioni su 400 km di costa. Appena 0,93 per chilometro. Meno della metà della Gallura. Un ritmo diverso, con assetti territoriali e strategie di sviluppo non uniformi.
Il confronto è netto: meno costa e più concessioni a Nord, più costa e meno occupazione a Sud. Una sproporzione evidente, su cui pesano scelte urbanistiche e appetibilità turistica.

Nel confronto tra Nuoro, Sassari e Oristano emergono dinamiche molto diverse. Nuoro cresce con regolarità: le concessioni turistico-ricreative passano da 129 a 174 (+35), trainate da territori a forte vocazione come Tortolì e Orosei. Oristano, pur partendo da una base bassa (41), registra il maggior incremento percentuale: +85%, arrivando a quota 76 nel 2025. Sassari invece è l’unica provincia in calo: da 113 a 107 concessioni, con un saldo negativo di sei unità. Dove i PUL sono attivi, la crescita è più marcata.

L’evoluzione storica dice tutto: tra gli anni ’70 e 2000 le concessioni sono esplose. Nel 2018 erano già 1.294. Da allora ne sono state aggiunte solo 237 in sei anni. Segno che il mercato rallenta, o che gli spazi sono agli sgoccioli.

La curva di crescita ha avuto un picco tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, seguita da un calo progressivo. Il ritmo delle nuove concessioni è rallentato sensibilmente a partire dal 2019. Le difficoltà riguardano anche il monitoraggio: l’effettiva incidenza delle concessioni sulla costa disponibile è difficile da verificare, anche per via delle discrepanze tra stime locali e dati ufficiali. In teoria, la legge pone un tetto massimo al 40% di costa in concessione, ma la verifica del rispetto di questo limite è complessa.

prova
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