Cresce il Pil ma non basta: la Sardegna resta in affanno

La presentazione del 32° rapporto Crenos

Pil in crescita ma ancora gap con il resto d’Italia. È questo il quadro che emerge dalla presentazione del 32° rapporto sull’economia della Sardegna, tenutasi questa mattina presso l’aula magna della facoltà di ingegneria e architettura dell’università di Cagliari, elaborato dal Crenos (centro ricerche nord aud).
L’evento, introdotto dalla direttrice Anna Maria Pinna, ha visto la partecipazione del presidente della fondazione di sardegna Giacomo Spissu per i saluti istituzionali, mentre la presentazione è stata affidata a Marco Nieddu del centro ricerche. Sono intervenuti inoltre Marcello Contu di Veghu srl, Federico Esu di Nodi e Antonio Solinas del gruppo Abinsula.

Il rapporto 2025 presenta un quadro complesso dell’economia sarda, caratterizzato da luci e ombre. Da una parte emergono segnali positivi di crescita economica e occupazionale, dall’altra persistono criticità strutturali che continuano a penalizzare l’isola rispetto al resto del Paese.
Nel 2023 il Pil (prodotto interno lordo, inteso come la somma di tutti i beni e servizi prodotti in Sardegna) per abitante della Sardegna si è attestato al 72% della media dell’Unione Europea, con l’isola che si colloca al 169° posto su 242 regioni europee. Le stime mostrano una crescita dell’1,1% rispetto al 2022, in linea con la media nazionale. Tuttavia, il divario di reddito con le regioni settentrionali rimane profondo: il Pil per abitante è pari a 21.821 euro in Sardegna, contro i 37.497 delle regioni del nord-ovest.

Uno dei settori più dinamici si conferma il turismo, con dati record per il 2024. Gli arrivi sono cresciuti dell’11% e le presenze del 10% rispetto al 2023, trainati principalmente dalla componente straniera che ha registrato un incremento del 17%. La Sardegna ha superato così i livelli pre-pandemia del 2019.
Particolarmente significativo è il dato sulla destagionalizzazione: se nel 2015 il picco di presenze ad agosto rappresentava il 29% del totale annuo, nel 2024 questa quota è scesa al 24%, segno di una maggiore distribuzione dei flussi turistici nel corso dell’anno.

Sul fronte del lavoro, il 2024 ha visto aumentare sia le forze di lavoro che l’occupazione. Il tasso di occupazione è salito al 57,7%, mentre la disoccupazione si è ridotta al 16,6%. Tuttavia, preoccupa l’elevata incidenza del lavoro atipico: il part-time interessa il 21,1% dell’occupazione (4 punti sopra la media nazionale), mentre il lavoro a tempo determinato incide per il 16%.

Il rapporto evidenzia le criticità demografiche dell’isola: nel 2024 si sono registrate 7.037 nascite contro 18.449 decessi, con un tasso di natalità di 4,5 per mille abitanti, il più basso d’Italia. L’età media dei residenti è salita a 49,2 anni, rendendo urgente il tema dei servizi per gli anziani.
Proprio su questo fronte emergono carenze significative: solo il 15,6% dei comuni offre servizi di assistenza domiciliare integrata, una percentuale che scende allo 0,1% per gli over 65.

Nel settore sanitario, nonostante una spesa pro capite superiore alla media nazionale, persistono lunghi tempi di attesa e difficoltà di accesso alle cure. Il 64% dei sardi può raggiungere un ospedale entro 15 minuti, ma per il 29% servono tra 15 e 30 minuti e per il 7% oltre mezz’ora.
Anche il trasporto pubblico resta poco attrattivo: nel 2023 solo il 12,6% dei pendolari ha utilizzato mezzi pubblici per motivi di lavoro o studio, mentre l’uso del treno è limitato al 14,1% dei residenti.

Il rapporto evidenzia infine i gap nell’innovazione e nella digitalizzazione. Gli investimenti in ricerca crescono ma restano insufficienti, mentre le imprese mostrano dinamismo nell’adozione di tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, a fronte di cittadini ancora poco propensi all’uso del commercio online.
La presentazione ha rappresentato un’occasione di confronto tra istituzioni, mondo accademico e imprese per individuare le priorità strategiche per lo sviluppo futuro dell’economia sarda.

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