Crisi Eurallumina: il metano non arriva, gli stipendi neanche

Euroallumina

Ci sono un decreto che non arriva, una burocrazia che si attorciglia su sé stessa e un’infrastruttura che esiste solo sulla carta. E poi ci sono loro: i lavoratori e le lavoratrici di Eurallumina, che a fine mese guarderanno il conto in banca e non troveranno lo stipendio. Il nuovo decreto energia, quello che dovrebbe sbloccare l’arrivo del metano nel Sulcis, continua a slittare. La Snam esita, chiede tempo, solleva questioni tecniche e operative. E il governo? Valuta, rinvia, attende.
Tutto mentre la vertenza che dovrebbe riportare in vita lo stabilimento di ossido di alluminio si trascina stancamente verso l’ennesimo stallo. E i sindacati non ci stanno più.

Il paradosso Snam: prima accelerare, ora frenare

E poi c’è il paradosso: per mesi Snam ha insistito perché si accelerassero le procedure autorizzative del precedente decreto. Oggi, invece, frena. “Bisogna valutare ancora alcuni aspetti tecnici”, dicono da Milano. E nel frattempo l’infrastruttura per portare il gas liquefatto nell’Isola resta un progetto su carta. Il risultato è che nel Centro-Sud della Sardegna il metano non arriva. E nemmeno a Nord.

L’effetto Rusal: blocco stipendi e conti congelati

Ma c’è un altro macigno che pesa su Eurallumina: le sanzioni alla Rusal, la multinazionale russa che controlla lo stabilimento. Il governo ha impugnato la sentenza del Tar che imponeva lo sblocco delle azioni e dei conti aziendali, prolungando così l’incertezza. Risultato: stipendi in ritardo per i dipendenti, pagamenti congelati per i fornitori e un’intera filiera industriale paralizzata. “L’atteggiamento del governo è ostile – accusano i sindacati –. Ancora una volta chi paga sono i lavoratori.”

La deadline del 17 marzo: ultima chiamata

Adesso la speranza è che il 17 marzo, nella prossima riunione al Mimit, arrivi una svolta. Perché qui non si gioca solo il destino di Eurallumina, ma quello dell’intero polo industriale di Portovesme e della manifattura in Sardegna. Ma il tempo stringe. E la pazienza è finita.
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