Dall'under 19 brasiliana sino al Livorno e poi Nuorese: parla il veterano Emerson Ramos Borges

Copertina Emerson tagliata

Emerson Ramos Borges, 45 anni, attuale difensore centrale della Nuorese in Eccellenza, racconta la sua lunga e variegata carriera da calciatore. Il primo approdo nei professionisti con il Caxias in Brasile, l’esordio in Italia con l’Atletico Calcio, la raggiunta dell’apice professionale a Livorno in Serie A, sino al suo ritorno in Sardegna nel 2020.

Arrivi in Sardegna nella stagione 2003-2004. Perché scegli l’Isola come tua prima meta italiana?

Sono arrivato nel 2003 tramite mio cugino. L’Atletico Calcio aveva bisogno di un atleta con documenti italiani pronto da essere inserito in rosa. Non ho avuto grossi dubbi, ho proceduto immediatamente con le pratiche burocratiche per la cittadinanza e, nel novembre dello stesso anno, ho iniziato ad allenarmi con la squadra. Ho esordito nel girone di ritorno a Lissone, in Lombardia.

Nella tua prima parentesi triennale con la Nuorese disputi 96 gare e segni 28 reti da difensore centrale. La definiresti la tua migliore parentesi nei semi-professionisti?

Sì. La mia stagione più bella è stata nel campionato di Eccellenza del 2004. In quell’annata ho fatto 12 gol sentendomi fondamentale per la squadra.
Nel 2006, centriamo la promozione in Serie C2. C’era un buonissimo livello. Ho raggiunto sette reti nel mio primo anno e quattro nel secondo. Nel mercato di gennaio ho deciso di trasferirmi a Taranto, in cui ho disputato una sola stagione.

Tra il 2012 e il 2016 giochi con la maglia del Livorno, contribuendo al suo ritorno in Serie A. Chi è il giocatore migliore che hai avuto modo di conoscere in Toscana? Cosa ti ha impressionato di più?

A livello tecnico, mi ha sempre fatto impazzire Luca Siligardi.
E’ stato il giocatore più tecnico con cui ho giocato in Serie A. Condizionato da un infortunio al legamento crociato anteriore nel mese di marzo, non ha però concluso la stagione da assoluto protagonista. Ha terminato l’annata 2012-2013 con 14 reti. Per quanto era in forma, non mi sarei sorpreso se fosse arrivato a 25 goal.
A livello umano, con Paulinho ho un legame speciale. Siamo entrambi brasiliani e grazie a lui sono riuscito a entrare con più facilità nei meccanismi della squadra e a conoscere rapidamente il clima livornese.

Chi è stato l’attaccante che ti ha messo più in difficoltà nella tua carriera?

Carlos Tevez. Un giocatore completo da tutti i punti di vista. Agile, grande elevazione nonostante i suoi pochi centimetri e un poderoso tiro dalla distanza. Ci siamo affrontati una sola volta a Livorno nel 2013. Mi ha dato tanto filo da torcere. In quella partita abbiamo perso 2-0 in cui peraltro lui ha segnato uno dei due goal.

Che legame hai instaurato con l’Isola?

Dopo aver giocato in parecchie squadre di diverse parti della Penisola, ritenevo fosse giusto, anche per i miei figli, tornare nell’Isola. Considero la Sardegna una seconda casa. Vorrei che i miei figli crescano nella Terra che mi ha accolto in quel lontano 2003 come un figlio. Inoltre, reputo sia un posto tranquillo in cui mi piacerebbe proseguire la mia vita anche al di fuori del calcio.

Che piani hai nel futuro prossimo?

Al momento sto ancora giocando in Eccellenza alla Nuorese. Ho intenzione di continuare fin quando mi sarà data la possibilità. Non ho una data di scadenza. Sono preparato a un’eventuale fine di carriera, che per tutti i professionisti prima o poi arriva. Vorrei aiutare la squadra a raggiungere le categorie più alte, in cui sono convinto che meriti di arrivare.
Da qualche anno sto facendo l’allenatore dell’under 15 della squadra nuorese.
Vivo la mia vita anno per anno, non amo programmare eccessivamente il futuro.

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