DICE MONTALBANO. Il Diluvio Universale, un cataclisma leggendario che sommerse il mondo

diluvio universale

Il Diluvio Universale è uno dei miti più antichi dell’umanità: narra di un cataclisma che sommerse il mondo cancellando quasi tutta la vita. E’ presente in molte tradizioni: dall’Oriente fino ad altre civiltà sparse per il mondo. Le due versioni più celebri sono quella mesopotamica, contenuta nel Poema di Gilgamesh, e quella biblica, con la figura di Noè.
Nella prima, l’eroe Utnapishtim è l’unico uomo a cui gli dèi concessero l’immortalità, proprio per essere sopravvissuto al Diluvio. Il dio Ea (Enki nella versione sumerica) lo avvertì in segreto del cataclisma voluto dagli dèi per punire l’umanità corrotta. Utnapishtim costruì un’enorme imbarcazione su cui imbarcò la sua famiglia e una coppia di ogni specie animale. Dopo 6 giorni e 6 notti di pioggia, l’imbarcazione si arenò sul monte Nisir. L’eroe fece uscire una colomba, poi una rondine e infine un corvo per verificare se le acque si erano ritirate. Quando tornò la terraferma, offrì un sacrificio agli dèi, che gradirono l’omaggio e gli concessero la vita eterna.
Utnapishtim si ritirò su un’isola alla foce del Tigri e dell’Eufrate. Qui lo raggiunse Gilgamesh, re di Uruk e protagonista dell’epopea, in cerca del segreto dell’immortalità, dopo la morte del suo inseparabile amico Enkidu. Ma Utnapishtim gli spiegò che la vita eterna era stata un dono eccezionale e non poteva essere condiviso. Gilgamesh tornò così a Uruk, portando con sé solo la memoria della sua avventura e la consapevolezza della condizione mortale dell’uomo.

Noè e il diluvio biblico

Il racconto del Diluvio nella Bibbia si trova nel Libro della Genesi. Qui è Dio, sdegnato dalla malvagità del genere umano, a decidere di distruggere la Terra con un’alluvione. Solo Noè, uomo giusto e devoto, riceve l’ordine divino di costruire un’arca per salvare sé stesso, la moglie, i tre figli (Sem, Cam e Iafet) e una coppia di ogni specie animale.
Il diluvio durò quaranta giorni e quaranta notti, ma l’arca rimase a galleggiare sulle acque per oltre dieci mesi, finché si posò sul monte Ararat. Anche Noè liberò una prima colomba, che tornò indietro; una seconda, che non fece ritorno, fu il segno che le acque si erano ritirate. Al termine della prova, Noè offrì a Dio un sacrificio di ringraziamento, che venne accolto favorevolmente. Dopo il diluvio, Noè visse ancora 350 anni, fino all’età di 950, e da lui si fa discendere simbolicamente l’intera umanità attraverso i suoi tre figli.
In seguito, la Bibbia narra un episodio che ebbe grande fortuna nella cultura ebraico-cristiana: Noè, dopo aver piantato una vigna, si ubriacò e giacque nudo. Il figlio Cam lo vide e ne rise, mentre Sem e Iafet lo coprirono con rispetto. Per questo, Cam fu maledetto e suo figlio Canaan condannato a essere servo dei fratelli.

Mito o realtà?

L’interpretazione letterale della Bibbia ha portato, soprattutto tra i creazionisti, a tentare di datare il Diluvio Universale intorno al 2348 a.C., sulla base del calcolo genealogico che lo separa di 292 anni dalla nascita di Abramo, vissuto secondo la tradizione intorno al 2000 a.C. Tuttavia, già a partire dal XIX secolo, con lo sviluppo del metodo scientifico, la ricerca si è progressivamente allontanata da una lettura storica del racconto biblico. Gli scienziati, infatti, chiedono prove materiali e sperimentazioni, mentre il racconto del Diluvio si presenta più come un mito collettivo che come un evento storicamente verificabile.
Eppure, il mito potrebbe essere nato da un evento reale, poi mitizzato nei secoli. L’ipotesi più accreditata tra quelle emerse nel XX secolo è che il racconto abbia origine in una grande alluvione preistorica nell’area mesopotamica, quando il clima era più umido e i fiumi come il Tigri e l’Eufrate erano soggetti a piene devastanti. Un evento catastrofico avrebbe colpito le popolazioni insediate vicino ai corsi d’acqua, distruggendo villaggi e campi. Solo chi già disponeva di imbarcazioni ebbe la possibilità di salvarsi. La memoria di questa tragedia si sarebbe poi trasformata in mito, tramandata dai sopravvissuti e rielaborata nelle successive tradizioni religiose.

L’ipotesi del Mar Nero

A partire dal 1993, una missione congiunta di scienziati americani e russi ha condotto studi nel bacino del Mar Nero. I dati raccolti hanno mostrato l’esistenza di un’antica linea di costa sepolta dal fango, con tracce di acqua dolce mescolata a quella salata, risalenti a circa il 5600 a.C. Secondo questa teoria, il Mar Nero era un tempo un grande lago d’acqua dolce, 200 metri sotto il livello del mare e separato dal Mediterraneo dalla soglia del Bosforo. Le prime civiltà agricole neolitiche si erano insediate sulle sue rive.
Con la fine dell’ultima era glaciale, il livello del Mediterraneo aumentò fino a superare la soglia del Bosforo, riversando le acque marine nel Mar Nero attraverso una gigantesca cascata. Il livello del lago si alzò rapidamente di circa 150 metri, sommergendo oltre 100 mila chilometri quadrati di terre coltivate e provocando un esodo delle popolazioni locali. È possibile che la memoria di questo evento, di proporzioni eccezionali, abbia alimentato il mito del Diluvio nelle culture che seguirono.
Ulteriori conferme geologiche provengono dallo studio di canyon sommersi e da anomalie nella distribuzione dei sedimenti marini, nonché da tracce di vegetazione fossile conservata sotto il livello attuale del mare. Alcuni studiosi suggeriscono anche che un forte evento sismico, forse in Anatolia settentrionale (una regione storicamente soggetta a terremoti), abbia contribuito a provocare la rottura della barriera naturale che separava il lago dal mare.

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